Alcuni sono elevati dal loro lignaggio
i versi dei miei poemi sono il mio lignaggio
Nusayb ibn Rabah (m.726)

La vita è come noi
La troviamo - e così la morte
una poesia d'addio?
Perché insistere
Daie-Soko (1809-1163)

Il rimorso non è la prova del crimine, indica solamente un'anima facile da soggiogare.
Donatien-Françoise-Alphonse De Sade

Se le creature sono i grandi veli che ci separano dal Creatore, la via per Allah passa attraverso di esse
Sheik Mhuammad at-Tàdilì

Le parole che dice chi è felice
son volgare melodia –
ma quelle che chi tace sente dentro
sono meravigliose.
Emily Dickinson

Non è grazie al genio ma grazie alla sofferenza, e solo grazie ad essa, che smettiamo di essere una marionetta.
Emil Cioran


sabato 19 gennaio 2013

Asimov e l'angoscia esistenziale. Riflessioni

La "bellezza meccanica" è stato uno dei temi più ricorrenti dell'intera opera avanguardistica del Marinetti, che contrapponeva al sublime romantico e classico una sorta di nuovo canone artistico basato su di una frenesia crudele, onnipresente ed innovativa. Egli sovvertiva la comune concezione del mondo contrapponendo alla natura "passiva e molle" una nuova energia tutta tecnologica ed industriale, anticipando di gran lunga la modernizzazione contemporanea.

In pratica, si sostiene che attraverso le macchine l'uomo potrà abbandonare completamente ogni suo recesso animale, evolvendosi verso una forma di esistenza - a detta dell'artista - superiore perché priva di sentimenti, "bassezze" sessuali e paure. Perché violenta e spietata quindi lontana da qualunque forma di attaccamento e pulsione istintiva.

Il futurista quindi, rifiuta del tutto la natura umana.

 


 
E' una pazzia? Sì che lo è, porca miseria ! Ma a pensarci bene, la loro utopia così distopica non era poi andata tanto lontano da quello che noi, al giorno d'oggi, abbiamo realizzato.

Certo, nessuna ibridazione uomo-macchina per ora, nessun cyborg assetato di sangue,ma quel lento processo di snaturazione dell'essere iniziato con la nascita della società patriarcale e continuato fina ad ora sta arrivando non troppo lontano da toccare il suo culmine...

L'uomo ha rifutato la natura.
Ha perso il contatto con la natura.

E perdendo il contatto con la natura, ha perso anche la dimestichezza col suo corpo. E con il suo corpo, ha perso ben presto anche la naturale simbiosi con la sua anima.


 
 
Ci avete mai pensato?
Non è deleterio che una persona abbia paura di mostrarsi come in effetti è stata creata, che la fobia di esibire la propria nudità ( e qui un pensiero va automaticamente allo scandalo Femen) o di non reprimere biecamente la propria sessualità siano sintomi di una pura e semplice nevrosi collettiva? Che coprire non solo noi, ma anche il mondo attorno a noi ( con il cemento, con i centri commerciali), sia una prova evidente della paura che abbiamo delle nostre parti più profonde e sincere?

Eppure è così, la "bellezza meccanica" ci ha ammaliato a tal punto da allontanarci da tutto ciò che prima possedevamo, da spingerci a ferirci e a tartassare il nostro fisico con prove assurde di castità e buon costume, di fedeltà a una morale o ad uno Stato che non ci ama.

In qualche modo gli scrittori del 900 inoltrato ci avevano messo in guardia da tutto questo. Wells, Huxley, Ballard...ma più di tutti , forse, ce n'è stato uno che ha avuto un ruolo chiave in questa sorta di messa ai ripari, di precauzionismo anti-progressista. Sto parlando del russo Isaac Asimov.
 
 
 
Asimov è stato di certo uno fra i più abili e sottovalutati scrittori della neo-nata era consumistica, e non solo per il suo valore letterario. L'importanza di Asimov sul palcoscenico del suo tempo sta soprattutto nel fatto che egli non era solo un letterato, ma prima di tutto un biochimico, un uomo di scienza.

Egli non aveva solo la splendida capacità di comprendere l'animo umano e descriverlo con un'incredibile capacità di sintesi, ma era anche direttamente interessato a quell'ondata di ottimismo verso la macchina che ci spingeva a costruire ed inventare sempre nuovi modi per trasformare il mondo.

Asimov però, non era uno scienziato qualunque: aveva in sé il nerbo dello scrittore ed il dono dell'introspezione. Nell'amore per il progresso egli stesso non aveva visto niente di buono e molti dei suoi racconti sembrano volercelo comunicare...

A parte ne "il ciclo della fondazione", che meriterebbe un discorso a sé, la poetica asimoviana sembra essere pervasa da una sorta di continuo contrasto passione/diffidenza verso la scienza, che ne esalta i pregi ma ne delinea anche i limiti.

Mentre i suoi colleghi credevano di poter rendere l'uomo un'enità semi-perfetta e fedei, in "Neanche gli Dei" l'autore metteva in luce uno scenario in cui una scoperta casuale da parte dell'inetto Dr.Hallam varrà a quest'ultimo fama e gloria, portando all'invenzione di una macchina, la Pompa, capace di fornire energia infinita al mondo intero attraverso una sorta di ineterscambio molecolare ( sto improvvisando...) fra il nostro universo ed un suo parallelo. La fiducia nella scienza quindi, i suoi indiscutibili benefici...
Ma quando la Pompa si rivelerà una minaccia per la razza umana, i collaboratori di Hallam si rifiuteranno di divulgare la notizia sia per non rinunciare ai loro privilegi, sia per non contraddire il loro capo, amato dalle masse e capace di rovinare la loro reputazione. La scienza si fa fragile e fallace, demolita facilmente dai capricci e dalle debolezze della natura umana.

Molto affascinanti le caratteristiche degli abitanti del cosidetto para-universo, le triadi, esseri gassosi divisi in trè distinte entità ( emotiva, paterna e razionale) ma soprattutto dei Lunariti, umani eredi di un'antica colonia lunare terrestre che sembrano simboleggiare proprio la superiorità della simbiosi uomo-natura sulla tecnologia. Se i terrestri infatti sembrano ingarbugliarsi nel gomitolo dei loro stessi errori i Lunariti appaiono come pervasi da una sorta di pacata armonia che li spinge a girare spesso nudi e a possedere un'acuta intelligenza.

Il senso di disagio che Asimov prova nei confronti della crescita scientifica e l'angoscia della ricerca dell'Io profondo si ritrovano anche in racconti come " Una così bella giornata" o " Mosche". Narrazioni di età avanzate, dove la tecnologia ci permette di non uscire più di casa o di comprendere le emozioni animali. Scenari in cui la sicurezza si trasforma in danno e distorce la percezione della reltà e fare qualcosa come una passeggiata o reincontrare vecchi amici diviene un atteggiamento anomalo, stigmatizzato dalla società, o una malauguarata fonte di sofferenza.

Asimov era infatti un fine sociologo, e non mancano mai riferimenti alla credulità delle masse, alla rigidità del conformismo e al tema dell'escluso verghiano.

Emblematico il racconto breve "Playboy e il Dio limaccioso", dove due esseri umani vengono rapiti da una razza aliena aracnoforme che comunica soltanto per variazioni cromatiche e si riproduce per via assessuata. Alla ricerca di possibili razze pericolose per loro, questi extraterrestri velatamente imperialisti solcano lo spazio-tempo analizzando ogni possibile pianeta abitato.

Extraterrestri, ma così umani. Così umani nella loro fobia di essere distrutti, nel loro attaccamento alle cose. Così umani nella loro incapacità di comprendere una razza così diversa dalla loro, che fa l'amore per riprodursi ed è disgustosamente "priva di muco sulla pelle".

Così umana l'incredulità del generale Garm, quando incalza: "E' ridicolo. Germogliare è la più sacra, la più personale funzione del cosmo. Su decine dimigliaia di mondi è così. Levuline, il grande foto bardo, diceva: In tempo di gemmazione, in tempo di gemmazione, la dolce, meravigliose stagione".

Così umano vederli attaccati alla loro cultura e conoscenza, così confusi di fronte alle nostre interazioni, di fronte ai loro fallimentari tentativi di fare accoppiare due sconosciuti rapiti a caso. Così umano vederli disgustati e riluttanti di fronte ad una realtà che non conscono...

E così umana, infine, l'incapacità di Botax ( lo scienziato di bordo) di provare la nostra pericolosità. Di far capire che nel nostro moltiplicarci ci differenziamo meglio costituendo dei terribili, potenziali avversari.

E anche qui allora, ritorna il dubbio di Asimov verso la scienza. Una scienza che non può attraversare i limiti della mente e delle differenze, che non è per forza universale.
Una scienza che, in quanto in mano a uomini ( e non solo), rimane una creazione imperfetta e risentirà sempre della nostra meravigliosa incompletezza, per quante volte possiamo spacciarla come obbiettiva.

Ed Asimov era un biochimico, un divulgatore scientifico e, peraltro, una persona rigorosamente pragmatica.
Quel profondo dubbio che sembrava incatenare la sua anima dev'essere ora più che mai preso in considerazione, abbracciato e compreso. Attraverso i suoi scritti, attraverso la sua sensibilità, dobbiamo poter formare in noi la capacità di non inchinarci ad alcu Dio ( tantomeno quello della ragione), e di scegliere sempre ciò che risponde al richiamo del nostro Essere, della nostra più antica e saggia natura
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Ascolto abbinato

Vigil- Soundtrack tratta dallo splendido videogioco fantascientifico Mass Effect
 
 

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