"Per piacere, voi che passate, abbiate la bontà di dirmi quanto sono grande.
Misurate queste braccia, queste gambe"
[F. Kafka -Descrizione di una battaglia]
"E no, non aspettano altro e sembra strano
Forse lo si legge dalle borse sotto gli occhi stanchi
Sotto l’occhio stan a rimembrare i fatti
I pochi che rifiutano son marci e moriranno marci
E faranno da stracci agli altri per lenire le ferite"
[Izi - Tutto Torna, Pizzicato]
Non avete mai capito un cazzo di me. Mai. E mai ci capirete qualcosa.
Sono stanco di essere gentile, di limitarmi sempre perché siete troppo deboli e stupidi per accettare quello che ho da offrire.
Vi disprezzo tutti, uno per uno. E più sto meglio più vi odio.
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Oggi, la gioia
i tramonti sembrano
più luminosi
i sapori
più intensi di ieri
ogni pensiero sembra incarnarsi
nel suo stesso sussurro
Eppure ancora
perché i tramonti
perché i sapori?
Perchè Io?
Parlare? Come se servisse
con queste dita tozze
e rattrappite
con questo corpo incerto
insufficiente
stanco ma ancora
assettato di battaglie
queste ossa inferme
ferite di speranza
questo tremore, questa
tensione
questo pensiero rotto d'idee
come una noce troppo grande
per il guscio...
Tamara de Lempicka - Giovane ragazza con viole del pensiero, 1945
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Non so più esprimere niente
nemmeno la mia stessa
banalità
Ho fame. Ho voglia di aprire la finestra
allungare il collo e con gli occhi strabuzzati
respirare
dritto, impuntato
davanti all'orizzonte
Ho fame.
Ma non so più descrivere
la forma dei cibi
la consistenza della carne
la morbidezza di un dolce caldo.
Ho fame, ma ho perso il senso
della fame
Le coordinate per collocarla nel corpo
nel tempo
nella mia bocca semiaperta che chiede
nutrimento
Ho fame, come molti, come tutti
Allora perché nessun'altro
ha tanta fame quanto me?
"Χωρίς περίσκεψιν, χωρίς λύπην, χωρίς αιδώ
μεγάλα κ' υψηλά τριγύρω μου έκτισαν τείχη.
Senza preavviso, né pieta, senza nessun pudore muri massici e alti mi hanno costruito intorno"
[K.Kavafis - Mura]
Hai lo sguardo triste
triste
di migliaia di anni
mentre le case sfumano
i palazzi
nella condensa
Vorrei gridare
sul serio gridare
urlare di rabbia e spezzare
il muro spinato che mi circonda
vorrei tremare per smuovere
il vuoto immobile di questa vita
Ma come fare, come?
Il mio sguardo è troppo,
troppo triste.
[Henri de Tolouse Lautrec - Postumi di una sbornia]
"Perciò, chi è serio, si guarda bene dallo scrivere di cose serie, per
non esporle all'odio e all'ignoranza degli uomini. Da tutto questo si
deve concludere, in una parola, che, quando si legge lo scritto di
qualcuno, siano leggi di legislatore o scritti d'altro genere, se
l'autore è davvero un uomo, le cose scritte non erano per lui le cose
più serie, perché queste egli le serba riposte nella parte più bella che
ha"
[Platone - Lettera VII]
"La vita è una merda è un film di Raoul Bova"
[Salmo]
Ti dicono di lottare, continuamente, incessantemente.
Fin da quando sei piccolo, sei bombardato da queste immagini eroiche e stroboscopiche di gente che lotta senza tregua e vince schiacciando la testa del crudele nemico e nutrendosi simbolicamente delle sue viscere, assumendo nuova forza, ripetendo in nuove salse rituali che l'uomo si porta dietro fin da quando ha iniziato a percepirsi come essere senziente.
Lottare, lottare. Lotta, sempre: stringi i denti, affila le unghie, altrimenti sei preduto.
Retorica di bassa lega, che nasconde dietro l'apparente ottimismo un desiderio feroce e cannibale, alimentando l'illusione post-moderna di essere finalmente esseri realizzati, completi, quando invece siamo monchi e deformi.
Forse per questo la disabilità è un tema così poco trattato oggi, per questo se ne parla solo in chiave progressiva, positiva, in un'accezione inquietantemente semplficatoria dove il disabile può essere soltanto paladino e o sconfitto, eccezionale fenomeno da baraccone o vittima. Mai individuo, mai Seità.
Siamo terrorizzati dall'handicap, e questo perché noi stessi avanziamo a fatica, portandoci avanti su stampelle emotive e psichiche alquanto precarie, isolandoci sempre di più perché siamo sempre meno capaci di sopportare il contatto con la complessità dell'altro ed illudendoci che in questa sorta di eterna battaglia contro non si sa quale male potremo finalmente elevarci al di sopra della nostra condizione precaria, splendendo fulgidi e virili al di sopra di un mondo che finalmente abbiamo dominato.
Uno scenario epico, perfetta cornice di un'epica serie di stronzate.
"Com'è abituale nell'evoluzione concreta delle cose, colui che ha
trionfato e conquistato il godimento diviene completamente idiota,
incapace d'altro che godere, mentre colui che ne è stato privato
conserva la sua umanità."
[J.Lacan - Seminario III: Le Psicosi]
Per questo è morto Socrate? Davvero?
Per lasciare in eredità il suo pensiero ad un esercito di larve incapaci anche soltanto di capire cosa significa cercare di Essere?
Lotta, lotta, lotta. Come i supereroi, come i grandi del passato. Lotta, come i lombrichi che si contorcono nel fango.
Lotta, non importa se poi attorno a te non vi è alcun mezzo per farlo.
Perché è questo il problema.
Ci dicono di lottare, di farci le nostre ragioni, di informarci, di prendere coscienza, di evolverci, ma non ci lasciano i mezzi.
E giù di filosofie spicciole all'acqua di rose, robetta new-age di non ben chiara origine, frasi fatte d'auto-aiuto, poteri della mente, alieni, speranze epifaniche e apocalittiche, dove l'esperienza del vuoto e dell'Altro e assolutamente negata, perché si nega il dolore. Il dolore in se stesso intendo, senza scopo preciso, il dolore lacerante ed eterno di Edipo che spinge a strapparsi gli occhi.
Non esiste oggi, il sentore di quel dolore. Il dolore dell'uomo moderno è divenuto un mezzo, è stato declassato a pungolo per un fantomatico risveglio della coscienza, ed ha perso il suo valore di esperienza fondante e totalizzante. Il dolore che è l'essenza della Lotta vera e propria, quella del Uomo non contro, ma verso se stesso, ora è un parassita fastidioso di cui liberarsi, e l'Uomo realizzato è l'uomo di plastica con un sorriso da cretino sempre stampato sul volto. L'uomo onesto, il nuovo borghese che ha fatto i lavori più umili e si è innalzato sopra le folle, quello che ce l'ha fatta proprio perché è onesto, perché è puro, modellato dalla strada.
L'uomo che non ha mai commesso errori e che rassicura, perché ambasciatore di un mondo semplice, un modo senza tragedia, dove hai quello che vuoi e puoi tenere le redini di tutto, e dove hai le redini perché stai domando un cavallo docile e privo di qualsivoglia desiderio di libertà.
"Io ho fatto come te eppure...non ho mai avuto bisogno...piuttosto che fare quello io..."
Non pensieri, ma spazzatura.
In pratica: ci dicono di Lottare, ma di farlo con gioia. Perché si sa che quando sei nel mezzo di una battaglia, circondato da sangue e viscere, con le mani affondate dentro il petto pulsante del tuo nemico, la prima cosa che ti viene da pensare è che la vita è meravigliosa.
Io lotto, continuamente, lotto come un fottuto cane rabbioso per non soccombere all'angoscia ed al tremendo intorpidimento che mi attanaglia, e tutto ciò che ne ricavo è un profondo senso di solitudine.
Potrei realizzarmi nello studio, ma l'Università, con i suoi tempi, la sua burocratizzazione selvaggia, il suo ottuso concentrarsi unicamente sulla preparazione teorica a discapito dell'esperienza concreta, non me lo permette.
Potrei integrare con il lavoro, magari in qualche associazione umanitaria, o come assistente sociale, ma non è possibile. Vuoi fare esperienza? Cazzi tuoi bello! Perché noi cerchiamo solo gente certificata,laureata! Normative europee, amico, non possiamo farci niente. Cosa importa se tu hai bisogno e voglia di fare qualcosa di concreto, di iniziare a capire VERAMENTE cosa significa agire in contatto con realtà problematiche, cosa importa se devi pesare sui tuoi genitori e passare le giornale, le estati, chiuso in casa a studiare. Ognuno pensa al suo, no?
CAZZOCENEFREGAANNOI se tu vuoi entrare finalmente nel mondo, anche se, sia chiaro, questo non ci risparmierà dal criticarti quando ti dimostrerai inadeguato alle sue richieste.
E se vuoi costruire la tua indipendenza, devi ridurti a fare qualunque lavoro, trovandoti impossibilitato a studiare come vorresti e assolutamente logorato da un impiego che non ti piace, mentre persone più stupide ed incompetenti di te si realizzano perché boh...va così. O perché non si fanno troppi problemi.
Questo non è lottare, è immolarsi per una causa non tua, è accontentarsi delle briciole.
Ecco, questa è la mia impressione: ci scanniamo per le briciole, tutti, e quando fortuitamente riusciamo a sgozzare chi ci è accanto e ce ne accapariamo un po' di più, ci lasciamo convincere di aver compiuto una grande opera.
Ma non è vero, abbiamo raccolto delle briciole. Una cosa che anche i ratti di fogna sanno fare.
Peter Paul Rubens - Crono divora i figli ( dettaglio), 1636
Nick Cave and The Bad Seeds - From her to Eternity
"Siamo poveri davvero se non siamo altro che sani di mente"
[Donald Winnicott ]
E' una vita che non scrivo, che non scrivo sul serio.
Certo, ogni tanto tiro fuori qualche poesia, vabbé, ma prendermi la possibilità e lo spazio per entrare in me stesso, per osservare i miei spazi interni...
Da quanto non lo faccio? Due anni? Tre? Quattro?Cinque? Una vita intera?
C'è un'aridità abbacinante in me, come un blocco, qualcosa che mi è stato succhiato via come il midollo dall'osso e che mi impedisce di essere forte, presente a me stesso, capace. Qualcosa che negli ultimi anni ho affrontato e sublimato con estremo dolore e fatica ( ponos?), e che ormai potrei persino descrivere con dovizia di dettagli, se me la sentissi
Il fatto è che non voglio. Voglio ancora scavare, grattare finché non sentirò il nucleo delle mie debolezze pulsare vivo e caldo, finché non potrò osservarlo come osservo ora lo schermo di questo computer e accettarlo per quello che è...
Visita Interiora Terrae...
Un giorno, forse, potrò respirare e sentirmi completo e felice. Davvero. So che sarà così.
Caravaggio - Decollazione di San Giovanni Battista, 1608
Io sono solo Come un pezzo di legno putrefatto abbandonato sulle soglie del camino Niente, Niente Insostenuto, sottile e flebile santissimamente sacrificio del mondo privato a forza delle proprie viscere delle sue profondità Io sono solo come una linea tracciata a matita sul tavolo come macchie di dita impresse sul vetro Solo, niente Solo La mia mente è silenziosa, stanza vuota dell'anima la mia bocca parla abbandonata schiava della lingua e dei muscoli facciali Ed io sono solo, così solo solo, solo, solo monco, tranciato, macellato cieco, abusato. vivo, trasceso, ucciso scoperto, indifeso Solo, niente. Come una tenda stracciata. Solo. Moncherino patetico d'essere Solo. Incapace, stupido, inerme... Disarmato, tremante, impaurito Solo Solo Solo... Un abbraccio impedito una mano tesa scorticata sul palmo un guscio sgranocchiato fino al pulviscolo un turbine senza salvezza, uno schizzo di spuma sulla terra secca una guerra senza grida, un marchio senza pelle Solo. Solo. Come un idioma sepolto, una civiltà negletta Solo come le nenie dei primi uomini Solo.... Solo.... Solo.
Donizetti - Verranno a te sull'aure
( Lucia di Lammermoor; Maria Callas e Giuseppe Di Stefano)
Che è scesa la sera e la statua della notte bussa alla mia finestra
Dei vetri infranti"
[F.Reshpja - Ritorno alla città natìa]
Volto mio giovane dagli occhi
taglienti
Perché ti ostini a voler spezzare
l'orizzonte?
Perché ti avvolgi dei confini
che senza sosta t'incatenano al mondo?
Non ti è concesso questo arduo privilegio
poter toccare le ciglia degli esuli
col solo canto di un incedere essiccato
Tu sei battaglia di note gravi
Come una tigre, una libellula striata
di sole
Come una fiamma di sabbia che s'invola
dal deserto
Ostinato e nervoso
come un oceano d'acque vergini
Arrenditi, volto mio
Vedo il tuo marchio di occhiaie docili
Ecco, proprio così tu ti riveli:
Troppo leggero, troppo disteso
per trascinarti appresso un solco.
[Giovanni Segantini - Ritratto della Signora Torelli, 1885]
La sofferenza nel cuore degli altri è come un sole rovente e colmo d'ombra la cui violenza avvampa fino agli occhi e li raggiunge con un gemito di muta cecità E la mia mente è confusa il mio sguardo rotto le mie radici sfilacciate dall'abisso della presenza che freme nello sguardo Di fronte a un cuore spezzato non sono più questa persona questo ragazzo questa occasione non sono più la fredda casa delle mie parole sicché ogni cosa irrigidisce in me nell'apparente aridità del seme prima di spingere alla vita i germogli
"Il patriottismo è l'ultimo rifugio delle canaglie"
[Samuel Jhonoson]
Fra generazioni "identitarie", atei che ineggiano ai valori cristiani, mitologici scontri di civiltà e orde di trafelati internauti occupati nell'eroica impresa di difendere i grandi valori dell'occidente così come i bambini difendono la loro fede in Babbo Natale quando beccano la mamma a divorare latte e biscotti di fronte al camminetto, mi rimane poco da dire. Anche perché sembrate sapere tutto voi ed io francamente c'hopppppaura a parlare sul serio che maninam qualche sobrio e civilizzato figlio dello stivale mi viene a bruciar casa.
Quindi boh, una cosina veloce veloce, semplice e laconica cosicché l'eventuale paladino della giustizia - se già non è esploso di rabbia per i post precedenti - che passasse di qui potrebbe rispondere soltanto mandandomi a fanculo, permettendomi di rincalzare a tono e magari iniziare una bella gara di turpiloquio che quella sì, sì che è roba interessante.
Nobile l’uomo
che difende
La sua
patria
Ma bendetto, mille volte benedetto sia
Colui che la
estingue
Morte di Penteo - Casa dei Vettii, Pompei (62-68 d.c.)
"La libertà non è un beneficio della cultura: era più grande prima di qualsiasi cultura
e ha subito restrizioni con l'evolversi della civiltà!
[Sigmund Freud ]
"Le Foreste a precedere la civiltà, i Deserti a seguire"
[Francois-René de Chateubriand]
Visto che siamo in tema, di questi giorni, introduco le mie schifezze con uno dei tanti sfoghi inconcludenti che impestano questo blog.
Liberiamoci di tutta questa merda.Ok?
Liberiamoci della famiglia, dei valori, di Dio, di Satana, dei diritti "civili", della dignità e del rispetto, della patria, della politica, del comunismo, del fascismo, del mercato,dell'educazione, dell'orgoglio, dei meriti, dell'ossessione per la personalità e dell'illusione d'identità.
Smettiamola di frignare e diventiamo persone adulte una buona volta...
Madonna.
Mi sembrate tutti una massa di neonati smorfiosi e informi.
La società è in decadenza? BENE! La gente smette di fare figli? BENE! GRAZIE ! Meglio. Bambini di merda.
L'ordine è minacciato? OSANNA NELL'ALTO DEI CIELI !!!!!
Gli uomini diventano donne e viceversa e possono sposarsi tra loro adottando pargoli? OTTIMO! Cazzi loro se vogliono vivere la vita meschina a cui gli etero sono condannati. Cazzi loro se vogliono anche loro far parte di quell'abominio storico che è l'istituzione del matrimonio e partecipare a quella specie di patetica sciarada che le società occidentali chiamano vita famigliare.
Siamo circondati da corruzione, se tutto questo crolla, può solo essere un bene. Anzi, è praticamente la mia sola vera speranza.
Crescete, coglioni in camicia, e smettete di vivere nel mondo delle favole.
Tutti così impettiti, tutti così tremendamente convinti non solo di essere nel giusto, ma addirittura di essere scomodi, di star sguainando la spada contro chissà quale orda satanica di terribili demoni. In fondo siete davvero dei bambini, giocate ancora a fare i cavalieri dalla lucente armatura, senza accorgervi minimamente della merda che vi riempie il pannolone
E leggete Blondet! E siete d'accordo con lui!
Uno che era contro il divorzio, all'epoca.
DDDDDDDIO che schifo mi fate.
Il divorzio, dio cane. Non ci sono scuse per giustificare una simile posizione, capito? Non c'è sociologia che regga, non è come quando Pasolini si pronunciò contro l'aborto.
E' semplicemente una posizione stupida.
E sia chiaro, non lo dico in quanto persona "libertaria", perché con quella che tutti quanti chiamano libertà io mi ci pulisco il culo con tutti i rincoglioniti come me. Lo dico in quanto figlio della Terra, e di una Divinità dignitosa, e di un Cielo tanto grande da ricordarmi la mia insignificanza ogni volta che lo osservo.
E vabbé...
Forse dovrei smetterla di espormi così tanto, ma in fondo me ne frega qualcosa? No.
E allora MOOSSEECA!
Nemesi:
Non capisco
Si vive per questo?
Per cosa si vive?
Per questo?
Leccare culi di boriosi dementi
sottomettersi
lasciarsi fottere l'ano come troie
ifiutare
la nostra vera animale libertà
la nostra certa natura divina
Così,
aprire l'ano e farsi sbattere
finché la merda non ci schizza sulle gambe
e dal sedere d'emorroidi non emergono
colonie putride di larve biancastre
Vivere, così
vivere
senza un conato di vomito, senza alcuna bestemmia
o dolce droga psichedelica dal suono di antichi tamburi
senza alcun moto di roca rabbia
a camminare su viali che non parlano di te
su scale mute e marmoree che non ti rispondono
privi e vuoti di ogni sana forma di overdose
ed idee sbagliate
Eppure sono ancora qui
in un'immobile cieca fissità d'ombra
Dimentico.
Come un vecchio muro che si sgretola.
Amo:
Amo la poesia
Non amo le belle copertine, però
Non amo la gente che mi fissa
mentre scrivo
William Adolphe Bougereau - La giovinezza di Bacco,1884