Alcuni sono elevati dal loro lignaggio
i versi dei miei poemi sono il mio lignaggio
Nusayb ibn Rabah (m.726)

La vita è come noi
La troviamo - e così la morte
una poesia d'addio?
Perché insistere
Daie-Soko (1809-1163)

Il rimorso non è la prova del crimine, indica solamente un'anima facile da soggiogare.
Donatien-Françoise-Alphonse De Sade

Se le creature sono i grandi veli che ci separano dal Creatore, la via per Allah passa attraverso di esse
Sheik Mhuammad at-Tàdilì

Le parole che dice chi è felice
son volgare melodia –
ma quelle che chi tace sente dentro
sono meravigliose.
Emily Dickinson

Non è grazie al genio ma grazie alla sofferenza, e solo grazie ad essa, che smettiamo di essere una marionetta.
Emil Cioran


mercoledì 19 marzo 2014

Da dentro di me


"Un lento seguito d'ore ha piegato
incatenato chi ti somigliava
troppo, o veloce, indomito, orgoglioso!"

- Percy Bisse Shelley, Ode al vento dell'Ovest, IV, v.15-17 - 

All'evidenza mi trasformo
In una placida indolenza sterile

Ed osservando prati e fiumi
Riverso in loro le mie grida feraci

Urban Contact - Aurora


martedì 18 marzo 2014

Interludio naturalistico

Il tordo:

Pensavo che la strada mi uccide
                              E mi consuma
Che con lentezza la paura imbastardita
Mi rende schiavo in una nube d’opulenza
dove al futuro incontinenza  sui miei occhi,
e sulle gambe accumulato
                        grigio cemento in vessazioni
Di questo giorno senza gesti e voci
Nascondo in cielo la tristezza e gli affanni
                      Mentre al giudizio dei viali
Soffermo i passi imbestialito e muto
Senza ragione sono qui
                       Né avvenire
Soltanto un tordo mi sorregge
E m’accarezza col suo canto spinoso



Djenoun:

Vorrei sdraiarmi sulle tombe antiche 
Come le donne dei Tuareg
E nelle ossa sbriciolate versare
Tutti i residui dei miei spiriti angusti

Non siate tristi, fratelli
Mi resta ancora la mia umanità,
questo specchiarmi negli sguardi
per arrischiarmi a riscoprire il mio



Christian Krohg - Green Street 19
Innocenza:

I  vostri sguardi così acuti
Drenano lacrime infinite e morte
Così avvizzite da tagliarmi la gola

È l’innocenza la mia truce condanna!
In questo umido languore
Contemplo espandersi il mio vuoto ruggente



Arborea:

Alberi dalla chioma spumata
Di tutti di voi la specie e il nome
Vorrei sgranare senza fine a memoria

Con che stoltezza  spesso ignoro
che la più dolce conoscenza
è il vostro odore che m’arranca e m’arride


Thirty seconds to Mars - Up in the Air



domenica 2 marzo 2014

Domande dalla vita

La Grammatica è un fatto a posteriori, e tanto basta a screditarla.
Alberto Savinio, Nuova enciclopedia, 1977

Fin da bambino ho sempre avuto problemi con la grammatica, problemi seri.
Sarà che forse non vi ho mai visto un'utilità vera e propria ( alla faccia di Pessoa), sarà che ho sempre pensato che il grande fascino del linguaggio consistesse proprio nella sua estrema relatività, ma davvero, non ho mai imparato come si scrive bene in italiano.

Sono ignorante dunque, e questo mi uccide.
Ogni refuso mi ferisce ed uccide. Ogni professore incravattato e orgoglioso della sua perfetta sintassi mi sgozza e mi uccide.

Lentamente, inesorabilmente,
come s'addice agli idioti del mio calibro.



Profonda la notte:

Profonda la notte mi dilegua
la sua incostanza di schiamazzi come un fiume
accende tenebre di grazia sui miei occhi

Io non ti scorgo giovinezza, dove sei?
Non sono tuo per questa danza,
sono altrove

Vado a spolparmi in un'intrepida moresca
che basculando la speranza si è già sciolta
e la mia carne ha come apostrofi di spine

La mia ignoranza:

A Paul Claudel

Siamo grammatiche ammirevoli noi,
ci consumiamo in dipendenze da drogati.
Lo comprendete tutti voi,
Che non sbagliate un'elisione o accento?

Io non so nulla, sia chiaro
e in questa sorda incompetenza
osservo il mondo violentarmi col suo peso

Requiem eterno:

Caffè affettuosi la mattina,
parole timide la sera tardi

Richieste e prove da ogni parte
scavano un fosso di certezza contumace

Questa feroce civiltà non paga!
Affama gl' uomini di sguardi feroci

Non posso più! non ce la faccio!
è un tale peso sopravvivere...


I grandi scrittori non sono fatti per subire la legge dei grammatici, ma per imporre la loro.
Paul Claudel, Posizioni e proposizioni I, 1928


Edvard Munch - Bagnanti


Ignacy Jan Paderewski - Piano Concerto n° 17, II° movimento



mercoledì 19 febbraio 2014

La mia poesia fa SCHIFO.

I

Vomito sangue sul mio corpo e le braccia
per scivolare tra gli arcani
Ammutolisco il mio intestino che sputa

E' un vispo cancro all'aspra gola
- Io non ci sono ragazzi e voi?-
Ogni mattina quando arranco sopra il mondo

Lasciami stare a questo punto!
Mi cadon strofe a peso morto
Un lento sforzo che fa pietà

Henri Matisse - Modello maschile, 1900

II

Tu non capisci che io scivolo
che scivoliamo rattrappiti
come una coppia di bandiere sventrate

Scivolo pian piano dai balconi
e con un gioco di spirali astute
mi poso a terra con un fare da puttana

Quando sei a terra non c'è nulla lo sai,
solo il cielo:
la pioggia stanca che si versa addosso

mentre l'avvolge l'empia bara del sole




Korn - Make me Bad










lunedì 10 febbraio 2014

Preghiere di un anarchico ferito

” Che cos’è l’arte? Un’arma
Qual è il suo compito primario? Fare rivolte.”
Fernand Pelloutier



I
Salmi

"Quello che conta è la Rivoluzione dello Spirito. Non acconsentirò mai ad identificare la Libertà con la libertà politica. "
[ Henryk Ibsen]

Preghiera Flemmatica:

Ogni giorno, ogni sera
la falce del sole mi sorregge il pianto
non puoi capirlo tu che ascolti
non puoi sentirmela fremere dentro:

Io ne conosco le più immonde sfumature
ne ho dilaniato le cenciose pelli
per ritrovarvi la mia stessa informità,
ne ho sfaticato la carenza di viscere

E mentre il tempo mi deride ed occlude
tu mi correggi con un fare d' aruspice


Preghiera Santissima:

Oh Nullità, grigia bellezza
tu così rigida e santa
tu così franca e immorale
proteggimi sempre da stolta pacatezza

Rendimi l'incubo che assorda
 ogni potenza che astringe e divora
da grigie aule fammi scudo 
perché s'impari senza il giogo di ogni scuola

E lasciami sempre un sorriso, oh Dea
che la dolcezza di ogni stolto risorga
che questo tempo di incoscienza e paura
distrugga invano in indolente marea

” Così, per quanto il Moralismo cambi veste, la sua essenza rimane sempre la stessa: la subordinazione dell’individuo ai fini del gruppo sociale, e per mezzo di questo ai fini della Razza e della Specie. Eppure, che cos’è il gruppo sociale, se non un’astrazione? Che cos’è la Specie stessa, dal punto di vista di un darwinismo ben compreso, se non la risultante di un cumulo enorme di variazioni individuali? Sempre più, anche in biologia, il concetto della Specie scompare davanti al concetto dell’individuo. A buon diritto, dunque, l’immoralismo si libera dal giogo delle false teleologie e, con una rivoluzione analoga a quella di Copernico, rimette l’Individuo al suo posto, cioè al centro delle cose. ”
[Georges Toussaint Léon Palante]


Preghiera astiosa:

Queste gran masse di persone
così feroci
 innaturali

Scorrono vivide come droga in vena,
un'overdose giornaliera
del loro stesso consumarsi

E' così bello da vedere:
scoprirli odiare e scoparsi
attorno a tazze di fumosa mattina

Eppoi nemmeno se ne accorgono,
questi idioti.

Preghiera al borghese democratico:

Figlio di Libertà
Nulla ti frutta urlare
gli uomini scaltri non ascoltano
gli uomini bravi danno il braccio
per farsi aspergere di immonda santità

Ne puoi vedere la tristezza?
Quella cadenza buia e molle,
di un intestino che non sente tremori
quel loro dolersi alla crapula
per trasformare ogni catena in diamante

Potrebbe mai una nuda larva
capire il volo che sostiene il  nibbio ?
Loro ci guardano arroganti
Ma stai per certo amico mio,
che ad ogni loro diffamarci

dimostreremo maggior grazia
e assai maggiore dignità

Preghiera adirata:

Infrangeremo il vostro mondo in pezzi
le vostre città
la vostra ingorda pace

Sfoggiando armi di scaltrezza
e ardore
consumeremo questa folle festa

In un esilio che vi sprechi a fondo
affronterete l'estrema condanna
Guardateci risplendere quel giorno!

quando faremo della massa un banchetto
e mero legno per il fuoco
di vostra buia  accondiscendenza


Théodore Géricault - La zattera della medusa

II
Atti di Fede

” Lo Stato è come la religione, vale se la gente ci crede. ”
[Errico Malatesta]

Preghiera arborea:

Sono corteccia dell'albero di pino
cado per terra e mi squarcio

fra i giochi arditi dei fanciulli


Preghiera di ringraziamento:

Vi ho chiesto per sempre niente altro
che una manciata di parole e sguardi

Mi avete dato se non altro
una panciata di erezioni e acidità

Preghiera del droit du vote :

Ed il problema a ben pensarci,
non è mai stato il procurarsi
qualche schiavo

Ma fare finta solamente
di avergli posto fra le dita una chiave

Preghiera del dubbio risolto:

I tuoi polmoni perforati dai palazzi
i piedi ruvidi e sudati
per mendicare qualche gioia a sprazzi

Ma è tutto in ordine compagni!
Tornate al tempio delle vostre case!
Degenerate nella vostra piramide:

Un piatto caldo sotto il naso
e dentro gli occhi una parola colorata



Non è forse giunto il tempo di stabilirsi talmente nell’ amore di sé che, arrivando ad adeguarsi dal fondo del cuore molta felicità, ci si affezioni agli altri per la felicità stessa che tocca loro in sorte, amandoli per il favore di amare che dispensano a se stessi?
[Raoul Vaneigem]

Fabrizio De Andrè - Se ti tagliassero a pezzetti


domenica 9 febbraio 2014

Il monaco arrendevole


Essendo così diversamente legati a questo mondo, anche coloro che distinguono ancora le azioni buone da quelle cattive, per quanto liberi dal peccato, sono soggetti a smarrimento.
[Dallo Shiva Samitha, cap. I, vv.8]

Non vi è per me legame, non vi è liberazione, i quali sono spauracchi per chi ha paura: tutto ciò non è che un'immagine riflessa della mente come quella del sole nell'acqua.
 [Dallo Vjinanabhairava Tantra]

Dure le gambe e stretti i fianchi
mentre languendo opale luce attendi
sotto il lenzuolo metti a nudo i calli stanchi
quando al pio sonno i ligi canti arrendi:

"Ho sradicato la segreta dottrina
per conquistare l'aspra morte e le sue leggi
questo universo che la polvere incrina
nelle mie lacrime ho veduto d'ardui seggi

Ah, per il Damma
Se solo avessi mille vite in un'ora
potrei sfiorarmi dalla fronte alla gamba
e amarti il seno come a Puri

Come allora"




venerdì 31 gennaio 2014

Illusioni in versi

I. Parallasse di movimento


"E l'amore tutto appaga, tranne 
la fame, ma sorbetti e canditi
ci preservano dallo sfinimento"
Verlaine - Citera, Feste Galanti, 1869

La mia cecità vi postula distanti
come la luna dai binari
vi scorgo afflati del mio correre
del mio spaccare la luce

Mi dite di alzarmi e  prender voce
- avessi  orecchie fra gli spalti del cuore-
mi affascinate e mi scrutate
inebriandomi di grigie parole

< Ma questa  sera siamo qui e non c'è speranza
siediti con noi! Dacci la mano!
facciamo sabbia delle strade
con il pestare delle nostre suole

Dovresti muover la tua lena sai?
Mi sembri fetido e stanco,
prova a provarci talvolta, ascolta:
staresti meglio come noi 

intrappolato nel fragore di un sospiro...>


II. Fissità retinica:
"Voi dormite fra due guanciali
come suol dirsi
io vado in giro e veglio la notte
vedo ombre odo gridi
strani gridi
voi dormite fra due guanciali"
Jacques Prévert - I rumori della notte 

Mi spezzerò il collo guardando il cielo:
sarà più facile lamentarmi di me.

Sarò bellissimo e contorto in agonia
fra i decomposti il più virile e fiero,

tutte le stelle in corollario
costituiranno la mia corte di straccioni

E' così semplice e spontaneo
mi stupirei se succedesse il contrario...



Antoine Watteau - Gilles e la sua famiglia
III. Distanze relative

Ma mi correggo, ho paura,
Han troppo osato queste ossa e queste dita
Han troppo letto questi occhi 
e le pie iridi solcate.

Ho troppo osato!  Troppo scorto!
Vedo soccorrermi timori
che le mie mani fanno morte e senza amore
vedo svanire sensazioni antiche

Resta soltanto il grigio amaro
dei ricordi
ed io li affranco, li corteggio:
Ho come amanti che si perdono nel pianto

e mi correggo. 


IV. Adattamento selettivo
"La madre dei coglioni è sempre incinta"
Anonimo simpatico

Da così tanto mi osservo
che ho perso il conto di ogni sistole o parola

Riuscirò mai a liberarmi?
Ad osservarmi uomo?

Piccole macchie sul soffitto:
Non c'è risposta.



Celldweller - It Makes No Difference Who We Are



venerdì 24 gennaio 2014

L'indignazione di un Caggé

Mi scuso se ultimamente non ho scritto nulla, ma sono molto impegnato con lo studio e non ho veramente tempo per altro. 
In compenso questo articolo è molto molto lungo, tanto che difficilmente qualcuno avrà il coraggio di leggerlo tutto.

Per i pochi che sono ancora rimasti con me: grazie. Siete fra i pochi esseri al mondo che sostengono la mia pazzia.

"Noi siamo zingarelle
venute da lontano;
di ognuno sulla mano
leggiamo l'avvenir"
La Traviata

Ci sono cose che mi fanno innervosire , come per esempio Justin Bieber, le serie tv argentine e la musica tecno.

Poi ci sono cose che mi danno molto fastidio, come il telegiornale, Geordie Shore, i film della Marvel che non rispecchiano i fumetti o Enzo Miccio.

Ma c'è una cosa, una soltanto, che è capace di mandarmi completamente in bestia:  la mancanza di obbiettività. E non dico quella che ci caratterizza come persone fisiche ( e morali e spirituali), influenzando quotidianamente i nostri pensieri e rapporti interpersonali, ma quella che non dovrebbe caratterizzarci come persone giuridiche, e che purtroppo influenza dalla notte dei tempi le nostre analisi politiche, antropologiche e interculturali. 
D'altronde si sa, la nostra razza non spicca certo per acume e rigore epistemologico, ma questo non esime il singolo individuo dall'informarsi e ancor più dal riflettere sugli argomenti che si appresta a discutere o a criticare, quantomeno per amor proprio e della corretta informazione.

" Ma perché sproloqui?" vi chiederete. Beh semplicemente perché sono incappato nell'ennesimo, virulento post facebookiano dove distinti buontemponi inneggiavano al linciaggio delle comunità rom italiane, e rimasto colpito dalla profonda erudizione dei loro argomenti ho deciso che quasi quasi era il momento di dire la mia a riguardo, che tanto se dico cazzate 'sto blog non lo legge nessuno.

Allora, da dove posso cominciare? Ah sì. Voi sapete chi sono i rom? 
E qual'è la loro storia? 
Su che tipo di modello è strutturato il loro apparato socio-politico?
Che dire "rom"  non significa automaticamente dire zingaro?
Che esistono almeno tre diversi ceppi di comunità zingare principali ( Rom, Sinti, Kalé), con dialetti diversi, stili di vita diversi, modi di pensare diversi?
Sapete cos'è il romanès, e a che famiglia linguistica appartiene?
Cos'è un kriss?
Cos'è l' o merribé e che importanza assume all'interno della loro cultura?

No? E allora perché diavolo parlate?
E' questo che mi fa incazzare di questi vostri discorsi: siete disinformati. Io non nego che effettivamente una parte delle comunità rom o zingare in Italia si sia data ad uno stile di vita parassitario, ma a differenza di voi non tiro fuori il forcone e cerco di capire che cosa ha portato una societò come la loro a trasformarsi in maniera così drastica. 
Sì, avete letto bene: trasformarsi; perché uno stile di vita illegale e anomico non è esattamente quello a cui un rom ben integrato nella sua società, caratterizzata da rigidi imperativi morali, stratificazione sociale orizzontale e da uno strettissimo senso di appartenenza legato soprattutto al nucleo famigliare, adotterebbe, e ci sono precise ragioni storiche se oggi le comunità romanes sono divenute quelle che sono ( o che i media ci fanno credere che siano). La storia dei rom è una storia interminabile di deportazioni , nomadismi forzati( oh, ma va?! Non sono un popolo nomade? Incrediiiiibbbileee), esclusione e immigrazione che, contraddicendo la vitalità tipica del loro essere, ha dato vita ad un popolo estremamente chiuso e diffidente, incapace di amalgamarsi con il sistema democratico e maggioritario per via di  ovvie incomprensioni di natura culturale.

Ma questo voi non lo sapete, e se lo sapete vi limitate a scartarlo come semplice moralismo, commettendo un gravissimo, imperdonabile errore concettuale. L'ossessione del nostro tempo per l'originalità sembra infatti spingere molte persone a considerare qualunque idea egalitaria ( quindi facilmente condivisibile) come frutto di un sentimentalismo superficiale, riservando alla ragione gli atteggiamenti di rifiuto che sempre più sembrano spopolare sia fra i giovani che fra gli adulti. Essere compassionevoli, o meglio, cercare invece di uccidere ( per dirla in termini etologici), è considerato al giorno d'oggi simbolo di debolezza e vigliaccheria, laddove pochi illuminati mostrano il coraggio di fare la cosa giusta sterminando e allontanando tutto ciò che non possono comprendere.

Recessi del razionalismo fallocentrico, sostengo io. 


Adolf Wolfli - Lea Tantaria

Lungi da me fare l'apologia del diverso ora, e vestire i panni del politically correct. Io non sono politicaly correct, porca troia, sono un gran cazzone! Ed è per questo che mi arrabbio tanto.
Perché sono un cazzone, ma queste cose le so.  

Perché sono un cazzone e un ignorante, ma non mi serve una laurea per cercare " cultura rom" su google, pensare a quanto sia diversa dalla mia e fare due più due.

Per capire, ad esempio, che il giovane zingaro non è protetto come me dal tetro fascino dei mass-media, si lascia facilmente ingannare dalle loro promesse di una vita facile e lussuosa. Che la mia rigida educazione logicista è ben diversa dallo suo schietto ma efficace vitalismo, condotto indirettamente al baratro dal desiderio di facili profitti e di guadagni superflui. Che ci vuole a capirlo? Basta osservare, basta informarsi.

Ma chiaramente l'aver compreso il problema non significa averlo risolto, e di certo io non desidero amnistiare chi commette un crimine o donare case gratis a chi non se le merita ( sempre ammesso che il sistema della proprietà privata non sia una fregatura), ma se essere obbiettivi non risolve effettivamente il problema, di certo la soluzione giusta non sta nell'illazione priva di senso e nell'aggressione incontrollata. 
Siamo una società gente! Una società democratica. Non ci è concesso il  lasciarsi trasportare, non ci è concesso l' essere superficiali e disinformati se vogliamo discutere di qualcosa. Non possiamo lasciarci guidare dall'odio nei nostri discorsi, perché altrimenti li rendiamo incapaci di comunicare significati, e quindi di far parte di questa immensa persona giuridica che ha le nostre idee come cuore pulsante
Il reato di apologia del  fascismo nasce proprio per questo: per tutelare l'uomo dalla sua stessa bestialità, rendendo legale la censura di un'idea quando essa istighi alla discriminazione e al disprezzo. 

Perché discriminazione e disprezzo sono ignobili, a differenza dell'autodifesa e dell'indignazione. 
Capite la differenza?

Condannare un popolo per gli errori di alcuni suoi membri, è discriminazione. E' offendere la persona giuridica badando alla persona fisica, il che è tanto sensato quanto dire ad un monco che è una mano mozzata. 
Non è democratico, non è saggio. Non è giusto.
Uno Stato ha responsabilità che il singolo uomo non possiede proprio perché quest'ultimo è imperfetto e succube dei suoi difetti, perché ne ha bisogno per regolarsi, e l'errore più grande che possiamo fare è trasferire le nostre dinamiche relazionali INDIVIDUALI ai ben più complessi rapporti coi popoli, trascurando l'abisso che divide questi due ambiti. 
Ciò che noi possiamo permetterci di pensare e fare è spesso infatti proprio ciò che una persona giuridica deve evitare, perché se il singolo aggredisce il singolo, la responsabilità ed i  danni ricadono solo e soltanto su un singolo, ma se un popolo aggredisce un popolo, le responsabilità ed i danni ricadono su  su decine e decine di persone dotate di affetti, sentimenti, pensieri e paure proprio come noi.

Quindi, morigerati linciatori di Facebook, informatevi prima di inveire.

Perché io non nego che alcuni romanes ( come anche molti italiani, tedeschi, olandesi, nigeriani, koreani, giapponesi, francesi, gatti, cani e insetti) sfruttino il nostro sistema, né che alcuni ( come anche molti italiani, tedeschi, olandesi, nigeriani, koreani, giapponesi, francesi, gatti, cani e insetti) siano delle vere e proprie sanguisughe ( a Torino mi avranno spillato più di venti euro, il mese scorso), ma le vostre parole e aspre e furenti non fanno altro che alimentare il bieco circuito dell'ignoranza, impedendo alle corrette analisi socio-politiche di aprire un dialogo fra due civiltà così diverse e portando il nostro Paese a scivolare verso la più triste e desolante oclocrazia. Perché voi non riflettete, fratelli miei, non fate neanche lo sforzo. Il vostro disgusto e la vostra ferocia sono l'indice più evidente di una totale mancanza di obbiettività analitica, di un portamento alla violenza che è necessario ripudiare se il nostro mondo vuole essere portato ad orizzonti più dignitosi.

Perché sono proprio atteggiamenti come i vostri ad impedire alla cultura di accrescersi, al vuoto, il vuoto di certezze, di farsi strada permettendo nuove esplorazioni e scoperte.  E se continuerete così, se sarà questo l'insegnamento che volete dare ai vostri figli, non lamentatevi della loro ignoranza. 

La state nutrendo voi questa bestia, non gli zingari. 

Con cordiale indignazione,
un Caggé.



Vi lascio con la gloriosa Nona di Beethoven, secondo movimento.
Giusto perché sono le 4 del mattino e ho appena finito di delirare.




sabato 14 dicembre 2013

A Walter Kovacs

Domenica. Un giorno di dicembre. Ore 4:39.
Ho passato la serata a leggere Watchmen, a mangiare yogurt alla frutta ad installare videogiochi che questo computer è troppo debole per reggere. 
Scarsa memoria, scarsa scheda grafica...
Mi piace il mio computer, mi rispecchia.

Ho scritto una poesia, non ho idea di come sia venuta fuori. Sono sdraiato sul mio letto e non faccio che pensare a quanto è bella la mia ragazza, a quanto devo studiare per l'università e a quanto poco devo essere intelligente se la qualità delle mie riflessioni si mantiene sempre sul tono del delirio sconnesso e malinconico.

Poco male, saprò adattarmi.
Tutti i coglioni come me sanno adattarsi. 


A quanto possiamo discernere, l'unico scopo dell'esistenza umana è di accendere una luce nell'oscurità del mero essere

C.G. Jung




E' necessario scavare l'uomo
così profonda la luce
nasconde torbidi reflussi di fango

Scavare l'uomo, ritrovarlo
accarezzare i suoi mostri gelosi
il loro ghigno che ci bracca come un fiume

Scavare l'uomo fino al senso
fin dentro al vuoto degli atomi
l'abisso ctonio di culture ed immagini

Scavare l'uomo, ogni giorno

Ci riflettiamo in costruzioni ogni giorno
di sabbia grigia malmenata 
amalgamata con saliva e sperma

E non ci resta che pregare e credere
ricomponendo il nostro senso alla cieca
la vanità il nostro vassallo, la via!

Così,  avendo amato i nostri sessi per ore
ci addormentiamo fra gli dei del dolce sterco:
gli dei delle fogne che ci abbracciano 

sembrano sazi, felici

Scavare l'uomo e trovare nulla:
è necessario, doveroso.
Guardati negli occhi adesso:

La maschera tua contorta,
slanci fetali, corpi infranti
il solo schianto di un dolore vergine

Osservati e dispera vile uomo
che se il miracolo fra il ghigno selvaggio
e della muta auto-coscienza

un albeggiare insondabile



"Rimango alla luce del fuoco, sudato. Macchia di sangue sul petto, come la mappa di un nuovo, feroce continente. Mi sento puro. Sento un pianeta oscuro girare sotto di me e so quello che sanno i gatti quando urlano come neonati nella notte. Guardo il cielo attraverso il fumo greve di grasso umano e Dio non c'è. Buio, freddo, soffocante, senza fine e noi siamo soli. Viviamo come capita in mancanza di meglio poi escogitiamo giustificazioni, nati dall'oblio, facciamo figli destinati all'inferno come noi. Torniamo nell'oblio. Non c'è altro. [ ...] Questo mondo alla deriva non è plasmato da vaghe entità metafisiche, non è Dio che uccide i suoi figli. Non è il fato che li massacra o il destino che li getta ai cani. Siamo noi. Solo noi. Le strade puzzano di fuoco, il vuoto mi soffia freddo sul cuore trasformando le illusioni in ghiaccio. Frantumandole....Rinasco. Libero di scarabocchiare il mio disegno su questo mondo eticamente vuoto. Sono Rorschach. "
Watchmen, Cap III, pagina 26.




giovedì 7 novembre 2013

La vie m'epousse

"Però non far così, ma giacché io sono ormai quasi morto, uccidimi del tutto a furia di occhiate e liberami dalle mie pene"
W. Shakespeare- Sonetti, CXXXIX


I.
Crepuscolo

Mi trovi tremulo e impegnato
Accantonato fra vestiti e libri

Siccome immerso nella vita
D’un arida luce



II
Alba

Finestre aperte alle sei del mattino,
bianche coperte senza amore
sembrano avvolgere il risveglio

Un greppo sfrigola e avvinghia
inacidendo coi miei occhi.
Trovo il tramonto fra i residui della luce

La vita  schiaccia da dietro la porta!
E questo sole così caldo
bagna la fronte al mio sudore

mi brucia la retina


Ascolto abbinato:
Phaeleh - In the twilight






Io faccio schifo, e tu?

Io faccio schifo, e tu?

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