Essendo così diversamente legati a questo mondo, anche coloro che distinguono ancora le azioni buone da quelle cattive, per quanto liberi dal peccato, sono soggetti a smarrimento.
[Dallo Shiva Samitha, cap. I, vv.8]
Non vi è per me legame, non vi è liberazione, i quali sono spauracchi per chi ha paura: tutto ciò non è che un'immagine riflessa della mente come quella del sole nell'acqua.
Mi scuso se ultimamente non ho scritto nulla, ma sono molto impegnato con lo studio e non ho veramente tempo per altro.
In compenso questo articolo è molto molto lungo, tanto che difficilmente qualcuno avrà il coraggio di leggerlo tutto.
Per i pochi che sono ancora rimasti con me: grazie. Siete fra i pochi esseri al mondo che sostengono la mia pazzia.
"Noi siamo zingarelle
venute da lontano;
di ognuno sulla mano
leggiamo l'avvenir"
La Traviata
Ci sono cose che mi fanno innervosire , come per esempio Justin Bieber, le serie tv argentine e la musica tecno.
Poi ci sono cose che mi danno molto fastidio, come il telegiornale, Geordie Shore, i film della Marvel che non rispecchiano i fumetti o Enzo Miccio.
Ma c'è una cosa, una soltanto, che è capace di mandarmi completamente in bestia: la mancanza di obbiettività. E non dico quella che ci caratterizza come persone fisiche ( e morali e spirituali), influenzando quotidianamente i nostri pensieri e rapporti interpersonali, ma quella che non dovrebbe caratterizzarci come persone giuridiche, e che purtroppo influenza dalla notte dei tempi le nostre analisi politiche, antropologiche e interculturali.
D'altronde si sa, la nostra razza non spicca certo per acume e rigore epistemologico, ma questo non esime il singolo individuo dall'informarsi e ancor più dal riflettere sugli argomenti che si appresta a discutere o a criticare, quantomeno per amor proprio e della corretta informazione.
" Ma perché sproloqui?" vi chiederete. Beh semplicemente perché sono incappato nell'ennesimo, virulento post facebookiano dove distinti buontemponi inneggiavano al linciaggio delle comunità rom italiane, e rimasto colpito dalla profonda erudizione dei loro argomenti ho deciso che quasi quasi era il momento di dire la mia a riguardo, che tanto se dico cazzate 'sto blog non lo legge nessuno.
Allora, da dove posso cominciare? Ah sì. Voi sapete chi sono i rom?
E qual'è la loro storia?
Su che tipo di modello è strutturato il loro apparato socio-politico?
Che dire "rom" non significa automaticamente dire zingaro?
Che esistono almeno tre diversi ceppi di comunità zingare principali ( Rom, Sinti, Kalé), con dialetti diversi, stili di vita diversi, modi di pensare diversi?
Sapete cos'è il romanès, e a che famiglia linguistica appartiene?
Cos'è un kriss?
Cos'è l' o merribé e che importanza assume all'interno della loro cultura?
No? E allora perché diavolo parlate?
E' questo che mi fa incazzare di questi vostri discorsi: siete disinformati. Io non nego che effettivamente una parte delle comunità rom o zingare in Italia si sia data ad uno stile di vita parassitario, ma a differenza di voi non tiro fuori il forcone e cerco di capire che cosa ha portato una societò come la loro a trasformarsi in maniera così drastica.
Sì, avete letto bene: trasformarsi; perché uno stile di vita illegale e anomico non è esattamente quello a cui un rom ben integrato nella sua società, caratterizzata da rigidi imperativi morali, stratificazione sociale orizzontale e da uno strettissimo senso di appartenenza legato soprattutto al nucleo famigliare, adotterebbe, e ci sono precise ragioni storiche se oggi le comunità romanes sono divenute quelle che sono ( o che i media ci fanno credere che siano). La storia dei rom è una storia interminabile di deportazioni , nomadismi forzati( oh, ma va?! Non sono un popolo nomade? Incrediiiiibbbileee), esclusione e immigrazione che, contraddicendo la vitalità tipica del loro essere, ha dato vita ad un popolo estremamente chiuso e diffidente, incapace di amalgamarsi con il sistema democratico e maggioritario per via di ovvie incomprensioni di natura culturale.
Ma questo voi non lo sapete, e se lo sapete vi limitate a scartarlo come semplice moralismo, commettendo un gravissimo, imperdonabile errore concettuale. L'ossessione del nostro tempo per l'originalità sembra infatti spingere molte persone a considerare qualunque idea egalitaria ( quindi facilmente condivisibile) come frutto di un sentimentalismo superficiale, riservando alla ragione gli atteggiamenti di rifiuto che sempre più sembrano spopolare sia fra i giovani che fra gli adulti. Essere compassionevoli, o meglio, cercare invece di uccidere ( per dirla in termini etologici), è considerato al giorno d'oggi simbolo di debolezza e vigliaccheria, laddove pochi illuminati mostrano il coraggio di fare la cosa giusta sterminando e allontanando tutto ciò che non possono comprendere.
Recessi del razionalismo fallocentrico, sostengo io.
Adolf Wolfli - Lea Tantaria
Lungi da me fare l'apologia del diverso ora, e vestire i panni del politically correct. Io non sono politicaly correct, porca troia, sono un gran cazzone! Ed è per questo che mi arrabbio tanto.
Perché sono un cazzone, ma queste cose le so.
Perché sono un cazzone e un ignorante, ma non mi serve una laurea per cercare " cultura rom" su google, pensare a quanto sia diversa dalla mia e fare due più due.
Per capire, ad esempio, che il giovane zingaro non è protetto come me dal tetro fascino dei mass-media, si lascia facilmente ingannare dalle loro promesse di una vita facile e lussuosa. Che la mia rigida educazione logicista è ben diversa dallo suo schietto ma efficace vitalismo, condotto indirettamente al baratro dal desiderio di facili profitti e di guadagni superflui. Che ci vuole a capirlo? Basta osservare, basta informarsi.
Ma chiaramente l'aver compreso il problema non significa averlo risolto, e di certo io non desidero amnistiare chi commette un crimine o donare case gratis a chi non se le merita ( sempre ammesso che il sistema della proprietà privata non sia una fregatura), ma se essere obbiettivi non risolve effettivamente il problema, di certo la soluzione giusta non sta nell'illazione priva di senso e nell'aggressione incontrollata.
Siamo una società gente! Una società democratica. Non ci è concesso il lasciarsi trasportare, non ci è concesso l' essere superficiali e disinformati se vogliamo discutere di qualcosa. Non possiamo lasciarci guidare dall'odio nei nostri discorsi, perché altrimenti li rendiamo incapaci di comunicare significati, e quindi di far parte di questa immensa persona giuridica che ha le nostre idee come cuore pulsante
Il reato di apologia del fascismo nasce proprio per questo: per tutelare l'uomo dalla sua stessa bestialità, rendendo legale la censura di un'idea quando essa istighi alla discriminazione e al disprezzo.
Perché discriminazione e disprezzo sono ignobili, a differenza dell'autodifesa e dell'indignazione.
Capite la differenza?
Condannare un popolo per gli errori di alcuni suoi membri, è discriminazione. E' offendere la persona giuridica badando alla persona fisica, il che è tanto sensato quanto dire ad un monco che è una mano mozzata.
Non è democratico, non è saggio. Non è giusto.
Uno Stato ha responsabilità che il singolo uomo non possiede proprio perché quest'ultimo è imperfetto e succube dei suoi difetti, perché ne ha bisogno per regolarsi, e l'errore più grande che possiamo fare è trasferire le nostre dinamiche relazionali INDIVIDUALI ai ben più complessi rapporti coi popoli, trascurando l'abisso che divide questi due ambiti.
Ciò che noi possiamo permetterci di pensare e fare è spesso infatti proprio ciò che una persona giuridica deve evitare, perché se il singolo aggredisce il singolo, la responsabilità ed i danni ricadono solo e soltanto su un singolo, ma se un popolo aggredisce un popolo, le responsabilità ed i danni ricadono su su decine e decine di persone dotate di affetti, sentimenti, pensieri e paure proprio come noi.
Quindi, morigerati linciatori di Facebook, informatevi prima di inveire.
Perché io non nego che alcuni romanes ( come anche molti italiani, tedeschi, olandesi, nigeriani, koreani, giapponesi, francesi, gatti, cani e insetti) sfruttino il nostro sistema, né che alcuni ( come anche molti italiani, tedeschi, olandesi, nigeriani, koreani, giapponesi, francesi, gatti, cani e insetti) siano delle vere e proprie sanguisughe ( a Torino mi avranno spillato più di venti euro, il mese scorso), ma le vostre parole e aspre e furenti non fanno altro che alimentare il bieco circuito dell'ignoranza, impedendo alle corrette analisi socio-politiche di aprire un dialogo fra due civiltà così diverse e portando il nostro Paese a scivolare verso la più triste e desolante oclocrazia. Perché voi non riflettete, fratelli miei, non fate neanche lo sforzo. Il vostro disgusto e la vostra ferocia sono l'indice più evidente di una totale mancanza di obbiettività analitica, di un portamento alla violenza che è necessario ripudiare se il nostro mondo vuole essere portato ad orizzonti più dignitosi.
Perché sono proprio atteggiamenti come i vostri ad impedire alla cultura di accrescersi, al vuoto, il vuoto di certezze, di farsi strada permettendo nuove esplorazioni e scoperte. E se continuerete così, se sarà questo l'insegnamento che volete dare ai vostri figli, non lamentatevi della loro ignoranza.
La state nutrendo voi questa bestia, non gli zingari.
Con cordiale indignazione,
un Caggé.
Vi lascio con la gloriosa Nona di Beethoven, secondo movimento.
Giusto perché sono le 4 del mattino e ho appena finito di delirare.
Ho passato la serata a leggere Watchmen, a mangiare yogurt alla frutta ad installare videogiochi che questo computer è troppo debole per reggere.
Scarsa memoria, scarsa scheda grafica...
Mi piace il mio computer, mi rispecchia.
Ho scritto una poesia, non ho idea di come sia venuta fuori. Sono sdraiato sul mio letto e non faccio che pensare a quanto è bella la mia ragazza, a quanto devo studiare per l'università e a quanto poco devo essere intelligente se la qualità delle mie riflessioni si mantiene sempre sul tono del delirio sconnesso e malinconico.
Poco male, saprò adattarmi.
Tutti i coglioni come me sanno adattarsi.
A quanto possiamo discernere, l'unico scopo dell'esistenza umana è di accendere una luce nell'oscurità del mero essere
C.G. Jung
E' necessario scavare l'uomo
così profonda la luce
nasconde torbidi reflussi di fango
Scavare l'uomo, ritrovarlo
accarezzare i suoi mostri gelosi
il loro ghigno che ci bracca come un fiume
Scavare l'uomo fino al senso
fin dentro al vuoto degli atomi
l'abisso ctonio di culture ed immagini
Scavare l'uomo, ogni giorno
Ci riflettiamo in costruzioni ogni giorno
di sabbia grigia malmenata
amalgamata con saliva e sperma
E non ci resta che pregare e credere
ricomponendo il nostro senso alla cieca
la vanità il nostro vassallo, la via!
Così, avendo amato i nostri sessi per ore
ci addormentiamo fra gli dei del dolce sterco:
gli dei delle fogne che ci abbracciano
sembrano sazi, felici
Scavare l'uomo e trovare nulla:
è necessario, doveroso.
Guardati negli occhi adesso:
La maschera tua contorta,
slanci fetali, corpi infranti
il solo schianto di un dolore vergine
Osservati e dispera vile uomo
che se il miracolo fra il ghigno selvaggio
e della muta auto-coscienza
un albeggiare insondabile
"Rimango alla luce del fuoco, sudato. Macchia di sangue sul petto, come la mappa di un nuovo, feroce continente. Mi sento puro. Sento un pianeta oscuro girare sotto di me e so quello che sanno i gatti quando urlano come neonati nella notte. Guardo il cielo attraverso il fumo greve di grasso umano e Dio non c'è. Buio, freddo, soffocante, senza fine e noi siamo soli. Viviamo come capita in mancanza di meglio poi escogitiamo giustificazioni, nati dall'oblio, facciamo figli destinati all'inferno come noi. Torniamo nell'oblio. Non c'è altro. [ ...] Questo mondo alla deriva non è plasmato da vaghe entità metafisiche, non è Dio che uccide i suoi figli. Non è il fato che li massacra o il destino che li getta ai cani. Siamo noi. Solo noi. Le strade puzzano di fuoco, il vuoto mi soffia freddo sul cuore trasformando le illusioni in ghiaccio. Frantumandole....Rinasco. Libero di scarabocchiare il mio disegno su questo mondo eticamente vuoto. Sono Rorschach. " Watchmen, Cap III, pagina 26.
Mi sento incredibilmente ignorante, talmente solo nella mia acquiescenza da volermi sventrare con violenza.
Studio ore e ore sui libri universitari, ogni volta che posso, ogni attimo che mi è concesso.
Vado nei centri sociali e cerco di capire qualcosa di politica, ma la mia idiozia prevale sulla buona volontà...
Mi alzo un'ora prima per meditare, respiro, cerco la pace.
Mi impegno al massimo e mi immolo alla mia causa, eppure è come se mi mancasse sempre qualcosa, come se non riuscissi a trovare la giusta via per la completezza...
E la poesia mi salva. La poesia è la mia via di fuga.
La mia speranza di salvezza.
"La causa prima dell'angoscia è l'impossibilità di realizzare l'azione gratificante, e sottrarsi a una sofferenza con la fuga o la lotta è anch'esso un modo di gratificarsi, quindi di sfuggire all'angoscia."
Henri Laborit, Elogio della fuga, 1976
Gaetano Previati - Il giorno sveglia la notte, 1905
Pre Scriptum. Il seguente è il volgare e sconnesso sfogo di un poetucolo ferito e stordito dal sonno. Se non siete interessati, passate direttamente al volgare e sconnesso testo poetico in calce all'articolo. Grazie.
Poco fa, discutendo con una mia amica ( a cui la seguente sfuriata non è rivolta, ma in qualche modo dovevo pur iniziare ), è uscito fuori il cavilloso argomento di quando o come un prodotto letterario sia valido dal punto di vista comunicativo.
A parer suo, lei che è scrittrice ma soprattutto scienziata, la comunicazione è tale solo quando produce impressioni a livello logico, quando comunica qualcosa oltre le semplici impressioni e sensazioni. Esprimere sentimenti ed impressioni quindi, in sè non è comunicare...
E sono d'accordo, per carità, quando la tua poetica si limita alla semplice espressione della sofferenza per la morte del pesciolino rosso. Il fatto è che quando si parla di espressione artistica, la questione è un po' più, come dire....complicata....in particolare riguardo alla poesia.
Una considerazione va fatta a mio sfavore: ogni volta che mi trovo impelagiato in discorsi del genere, in effetti, io la prendo un po' troppo sul personale. Nel senso che, dopo aver passato 20 anni a piangere e commuovermi su testi di autori di vario genere, sentirmi dire cose come " la poesia è solo un modo difficile per dire cose facili" ( cosa che, preciso, questa mia amica non ha detto) mi lascia un pochino interdetto, un pochino tanto devo dire.
Il fatto è che essendo un mezzo di espressione prettamente analogico il testo poetico non è fatto per essere fruito a livello razionale ( e qui mi direte: Grazie, capitan Ovvio) e non è neanche così adatto ( salvo per i Maestri) a descrivere situazioni narrative. Questo tuttavia non lO svaluta come strumento esegetico, maieutico e conoscitivo, e non lO rende inferiore a nessuna forma espressiva che l'essere umano abbia sperimentato.
Quello che molte persone non capiscono è che scrivere e leggere poesie non è soltanto un vano esercizio di estetica, e che lo stile spesso complesso degli autori non è soltanto un modo degli stessi per mettersi in mostra. Perché la poesia è, anzittutto e soprattutto, una via per esplorare se stessi. La poesia è una IEROFANIA DELL'UOMO NELL'UOMO!
Carl Spitzweg - Il poeta povero
Vi siete mai chiesti per quale bizzarro motivo il componimento lirico dalla musica? O per quale strana ragione ( oltre a quelle puramente storiche) i testi religiosi più autorevoli ed antichi siano sempre scritti in lirica e mai in prosa? Ma soprattutto...
Vi siete mai chiesti perché nello zen esists proprio un percorso spirtuale detto KADO, o meglio Via della Poesia ( VIA! non " profluvio di parole a caso tanto per complicarmi l'esistenza")? O forse siete fra quei tanti convinti che scrivere serva solo a intrattenere e raccontare?
STRONZATE! La poesia è la messa al bando di ogni resistenza egoica allo scopo di rivelare le profonde contraddizioni dell'animo ( come in Baudelaire, in Rimbaud, in Elliot, nel Qhoèlet, in Pound, in Leopardi, in Vico, nel Libro di Giobbe, nella Bhagavad Gita, in Pasternak, in in chi cazzo vi pare ...) ed iniziarsi ad una profonda catarsi, la liberazione inconsapevole dalla propria frustrazione interiore.
Quindi, la poesia è anche PSICANALISI PRIMA DELLA PSICANALISI, perché esprime e sbroglia ciò che il Super-Io non può esprimere e sbrogliare fin dall'alba dei tempi.
" In tal caso" mi direte voi, " tientela per te, se non lascia trasparire altro che questo non ha senso pubblicarla".
Ah sì? E allora eliminiamo la musica, già che ci siamo! Fanculo la classica, tanto non comunica un cazzo se non un immensa accozzaglia di suoni!
Ma il privilegio della meraviglia non vi ha mai nemmeno sfiorato?
La bellezza in quanto in bellezza, molto simile all'illuminazione del santo...
BORGHESI DI MERDA! ECCO COSA SIETE. BORGHESOTTI RAZIONALISTI DI 'STA CIOLLA.
Che poi se uno è bravo è bravo, e se fa bene una cosa va premiato, anche solo perché può aiutarlo a sentirsi meglio. E mi dispiace se questo non porta alcun profitto...
Francisco de Zubaran - Agnus Dei
Ma come fate a vivere così? Come riuscite ad esistere di sola...materia?
Non vi è mai passato per la testa, tra l'altro, che FORSE un percorso di analisi poetica possa servire ad altri? Che mettere su carta il proprio viaggio interiore possa permette ad altre persone di viverlo senza tuttavia rischiare nulla? Non pensate che tutto questo possa migliorare il mondo molto più di qualunque provetta o miglioria tecnologica?
Beh, io sì, e pure tanto. Sarò uno scemo ma lo penso.
D'altronde mi dispiace dirvelo, ma da che mondo è mondo è a questo che serve la letteratura eh. AD ESPLORARE IL PROPRIO MARCIO SENZA SPORCARSI, E PER ARRICCHIRCI SENZA SPENDERE e non lo dico io, lo dicono Tzvetan Todorov ( La letteratura in pericolo) e A.B. Yehoshua ( Siamo tutti Raskolnikov senza soffrire)...
Poi fate vobis, io me ne fotto e continuo a scrivere.
"Se i profeti irrompessero per le porte della notte incidendo ferite di parole nei campi della consuetudine, se i profeti irrompessero per le porte della notte e cercassero un orecchio come patria, orecchio degli uomini, ostruito d'ortica, sapresti tu ascoltare?"
Nelly Sachs- Le stelle si oscurano
"Dalla polvere la tua parola risuonerà come un bisbiglio"
Isaia, 29,4
De profundis:
Ascolterete la mia voce
parole
e le mie grida sprofondate
da rivelare come un rosario:
Ogni mio osso alla torba
ho relegato in tremebondi slanci.
Nulla di questo mi è rimasto
se non la fretta di una mente offuscata
Con cieca rabbia ho sradicato
le mie carni.
mi sono infranto sulle rocce
di una realtà senza parole d'amore.
Nulla di questo devo dire,
ha garantito un po' di pace al mio cuore.
Perché per anni ti ho cercato, mio Signore:
Che voce ha avuto la mia preghiera?
Portava urla alle tue orecchie di certo,
E s'irrideva dello spazio,
dove si svelano gli inganni della sera
Che voce ha avuto?
E' stata stanca ed emaciata io credo
Come la guardia abbandonata all'aurora
come ogni uomo emaciata
simile al vecchio dalla mente ingombra
Accompagnato da passati errori,
egli fa oro di ogni gesto
di ogni silenzio fa stupore
ma così tanto, così ardentemente
da rivelare senza tregua il momento,
la verità dietro lo sguardo
la compressione di un'istante:
la meraviglia di esistere.
Caravaggio - San Francesco in meditazione
Laudate Dominum:
Posso sentire i sussulti del cuore
Il mio respiro che sale, flette l'aria
Che posto hanno le mie azioni
dentro il corpo?
che posto ho io?
ed il mio amore?
Ogni mia fibra è piangente e occupa spazio,
ogni mia fibra è leggera
Anche i pensieri in questo sforzo
sembrano tessersi in pesanti nodi
Finchè ogni cosa segue i sensi
e si abbandona
Che meraviglia insudiciarsi
nella pesante concretezza umana!
Solo così si può Cercare:
pieni di buchi e soppressati
come un bisbiglio
Come un bambino:
Sono tranquillo e disteso,
stasera,
nella mia testa come linfa
un centinaio di realtà fasulle
Il mio vigore è ormai spezzato
gli occhi ciechi
ogni tensione di ricerca
è superiore alle mie stesse forze
Eppure io sono tranquillo e disteso,
stasera,
nella mia testa come linfa
un centinaio di realtà fasulle
"Oh, datemi qualcuno che mi ascolti! Ecco qui la mia firma!
L'Onnipotente mi risponda; il mio rivale scriva il suo documento!
Io me lo caricherei sulle spalle e me lo cingerei come un diadema;
gli renderei conto di tutti i miei passi e come un principe mi presenterei a lui"
Noticcuiola introduttiva: Sebbene il tono di questo blog sia prevalentemente negativo, voglio precisare che esso non rispecchia assolutamente la mia persona né il mio abituale modo di essere, e costuituisce per lo più una parentesi di sfogo e risoluzione catartica dei numerosi problemi che, dietro ad una prorompente ( speriamo) necessità di vita e conoscenza, si agitano indomiti impedendomi un'esistenza serena e soddisfacente. Vi dico questo nella speranza che il cammino di ascesi interiore che ho deciso di intraprendere nel corso di queste vacanze estive ( che, per inciso, spiega anche le citazioni in calce a questa nota) possa finalmente portare ad una risoluzione dei miei conflitti inconsci, determiando in me una poetica diversa, meno urlante e straziata, e per introdurre l'annuncio che, probabilmente, questo sarà l'ultimo post veramente "melancolico" che leggerete.
Non rimpiango nulla, comunque. Sono pienamente convinto della funzione intrinsecamente rivelatrice del dolore umano, che prima di tutto va accettato ed elaborato per poter sublimare la propria energia psichica verso piani di coscienza più alti e produttivi. Non a caso, in ogni processo di sublimazione esoterica ( dall'alchimia allo yoga), la coscienza iniziatica deve sempre compiere un viaggio nell'abisso delle pulsioni primigenie prima di potersi innalzare verso la luce ( come l'albedo che sorge dalla putrefatio)...
Precisato brevemente ciò, spero apprezziate quest'ultimo prodotto e che possiate capire le mie motivazioni.
Grazie per non avermi mai abbandonato....
" Aspiravo a te fin dal primo risveglio delle mia cosienza di vermiciattolo i miei sogni ti appartenevano tutti quand'ero crisalide spesso miriadi della mia specie perdono la vita contro una debole scintilla che tu hai emanato. Ancora un'ora e la mia povera vita se ne sarà andata: Ma il mio ultimo sforzo come il mio primo desiderio non avrà altro intento che di accostarmi alla tua gloria: allora, dopo aver ottenuto di captare un tuo raggio, morirò contenta. Poiché per una volta avrò contemplato nel suo splendore perfetto la sorgente della bellezza, il calore della vita"
C.G. Jung, La falena al sole, V. p. 88
"Questa via vi conduce alla meta
ma tu, giovine, devi vivere da uomo.
Ascolta il nostro insegnamento:
sii saldo, paziente, taciturno"
W.A. Mozart, Il flauto magico
Nulla, forse mai nulla potrà confortare questo vertiginoso senso di vuoto che fin dalla nascita pare abbracciarmi e perseguiarmi. Nulla e nessuno, perché nessuno di coloro che mi circondano sembra aver davvero provato un dolore tanto viscerale come il mio.
Vedere il proprio corpo e non riuscire ad indirizzarne il fine, sforzarsi di pensare che ogni cosa migliorerà senza però ottenere alcun risultato concreto...avete idea di cosa voglia dire? Perché è facile di parlare di potere della mente e di forza di volontà quando sì è abituati a relativi e continui successi, ma quando l'abitudine è il fallimento? Non parlo di fallimenti intrinsecamente voluti eh, parlo di sfortune che prescindono dalla volontà del singolo, quelle che perseguitano gli apparentemente eterni mediocri come me, che intralciano sempre qualcuno con il loro fare goffo e disattento, che sono nati meno abili ma vengono linciati come demoni da improvvisati e ben poco qualificati esperti di psicanalisi. Esperti che, tra l'altro, non sembrano avera mai provato l'incontenibili angoscia dell'essere continuamente lasciati indietro...
Fanculo cazzo. Vi odio tutti.
Vi odio perché non capite che l'unico motivo per cui la vostra forza di volontà riesce è perché i vostri mezzi fisici sono come minimo trenta volte superiori ai nostri. Vi odio perché vi permettete di giudicare quando nessuno di voi conosce gli sforzi che ogni dannatissimo giorno noi nevrotici del cazzo dobbiamo fare per smettere di essere dei pesi, delle palle al piede, per diventare forti e non sentirci più messi da parte. Vi odio eppure sono ancora qua, nel mezzo. Completamente e conforevolmente intorpidito, saturo di rabbia sincera contro un corpo che non accenna a migliorare a discapito degli incessanti sforzi della mia anima tormentata.
Ma in fondo è sempre stato così. Per quanto ci provassi sono sempre finito in secondo piano, in seconda fila. Sempre.
Nascondendo le lacrime e stringendo i denti.
Ma sempre.
Sempre, nella speranza che qualcuno potesse guardare con amore la mia essenza, e dirmi finalmente che cosa diavolo sono...