Mi sento incredibilmente ignorante, talmente solo nella mia acquiescenza da volermi sventrare con violenza.
Studio ore e ore sui libri universitari, ogni volta che posso, ogni attimo che mi è concesso.
Vado nei centri sociali e cerco di capire qualcosa di politica, ma la mia idiozia prevale sulla buona volontà...
Mi alzo un'ora prima per meditare, respiro, cerco la pace.
Mi impegno al massimo e mi immolo alla mia causa, eppure è come se mi mancasse sempre qualcosa, come se non riuscissi a trovare la giusta via per la completezza...
E la poesia mi salva. La poesia è la mia via di fuga.
La mia speranza di salvezza.
"La causa prima dell'angoscia è l'impossibilità di realizzare l'azione gratificante, e sottrarsi a una sofferenza con la fuga o la lotta è anch'esso un modo di gratificarsi, quindi di sfuggire all'angoscia."
Henri Laborit, Elogio della fuga, 1976
Gaetano Previati - Il giorno sveglia la notte, 1905
Pre Scriptum. Il seguente è il volgare e sconnesso sfogo di un poetucolo ferito e stordito dal sonno. Se non siete interessati, passate direttamente al volgare e sconnesso testo poetico in calce all'articolo. Grazie.
Poco fa, discutendo con una mia amica ( a cui la seguente sfuriata non è rivolta, ma in qualche modo dovevo pur iniziare ), è uscito fuori il cavilloso argomento di quando o come un prodotto letterario sia valido dal punto di vista comunicativo.
A parer suo, lei che è scrittrice ma soprattutto scienziata, la comunicazione è tale solo quando produce impressioni a livello logico, quando comunica qualcosa oltre le semplici impressioni e sensazioni. Esprimere sentimenti ed impressioni quindi, in sè non è comunicare...
E sono d'accordo, per carità, quando la tua poetica si limita alla semplice espressione della sofferenza per la morte del pesciolino rosso. Il fatto è che quando si parla di espressione artistica, la questione è un po' più, come dire....complicata....in particolare riguardo alla poesia.
Una considerazione va fatta a mio sfavore: ogni volta che mi trovo impelagiato in discorsi del genere, in effetti, io la prendo un po' troppo sul personale. Nel senso che, dopo aver passato 20 anni a piangere e commuovermi su testi di autori di vario genere, sentirmi dire cose come " la poesia è solo un modo difficile per dire cose facili" ( cosa che, preciso, questa mia amica non ha detto) mi lascia un pochino interdetto, un pochino tanto devo dire.
Il fatto è che essendo un mezzo di espressione prettamente analogico il testo poetico non è fatto per essere fruito a livello razionale ( e qui mi direte: Grazie, capitan Ovvio) e non è neanche così adatto ( salvo per i Maestri) a descrivere situazioni narrative. Questo tuttavia non lO svaluta come strumento esegetico, maieutico e conoscitivo, e non lO rende inferiore a nessuna forma espressiva che l'essere umano abbia sperimentato.
Quello che molte persone non capiscono è che scrivere e leggere poesie non è soltanto un vano esercizio di estetica, e che lo stile spesso complesso degli autori non è soltanto un modo degli stessi per mettersi in mostra. Perché la poesia è, anzittutto e soprattutto, una via per esplorare se stessi. La poesia è una IEROFANIA DELL'UOMO NELL'UOMO!
Carl Spitzweg - Il poeta povero
Vi siete mai chiesti per quale bizzarro motivo il componimento lirico dalla musica? O per quale strana ragione ( oltre a quelle puramente storiche) i testi religiosi più autorevoli ed antichi siano sempre scritti in lirica e mai in prosa? Ma soprattutto...
Vi siete mai chiesti perché nello zen esists proprio un percorso spirtuale detto KADO, o meglio Via della Poesia ( VIA! non " profluvio di parole a caso tanto per complicarmi l'esistenza")? O forse siete fra quei tanti convinti che scrivere serva solo a intrattenere e raccontare?
STRONZATE! La poesia è la messa al bando di ogni resistenza egoica allo scopo di rivelare le profonde contraddizioni dell'animo ( come in Baudelaire, in Rimbaud, in Elliot, nel Qhoèlet, in Pound, in Leopardi, in Vico, nel Libro di Giobbe, nella Bhagavad Gita, in Pasternak, in in chi cazzo vi pare ...) ed iniziarsi ad una profonda catarsi, la liberazione inconsapevole dalla propria frustrazione interiore.
Quindi, la poesia è anche PSICANALISI PRIMA DELLA PSICANALISI, perché esprime e sbroglia ciò che il Super-Io non può esprimere e sbrogliare fin dall'alba dei tempi.
" In tal caso" mi direte voi, " tientela per te, se non lascia trasparire altro che questo non ha senso pubblicarla".
Ah sì? E allora eliminiamo la musica, già che ci siamo! Fanculo la classica, tanto non comunica un cazzo se non un immensa accozzaglia di suoni!
Ma il privilegio della meraviglia non vi ha mai nemmeno sfiorato?
La bellezza in quanto in bellezza, molto simile all'illuminazione del santo...
BORGHESI DI MERDA! ECCO COSA SIETE. BORGHESOTTI RAZIONALISTI DI 'STA CIOLLA.
Che poi se uno è bravo è bravo, e se fa bene una cosa va premiato, anche solo perché può aiutarlo a sentirsi meglio. E mi dispiace se questo non porta alcun profitto...
Francisco de Zubaran - Agnus Dei
Ma come fate a vivere così? Come riuscite ad esistere di sola...materia?
Non vi è mai passato per la testa, tra l'altro, che FORSE un percorso di analisi poetica possa servire ad altri? Che mettere su carta il proprio viaggio interiore possa permette ad altre persone di viverlo senza tuttavia rischiare nulla? Non pensate che tutto questo possa migliorare il mondo molto più di qualunque provetta o miglioria tecnologica?
Beh, io sì, e pure tanto. Sarò uno scemo ma lo penso.
D'altronde mi dispiace dirvelo, ma da che mondo è mondo è a questo che serve la letteratura eh. AD ESPLORARE IL PROPRIO MARCIO SENZA SPORCARSI, E PER ARRICCHIRCI SENZA SPENDERE e non lo dico io, lo dicono Tzvetan Todorov ( La letteratura in pericolo) e A.B. Yehoshua ( Siamo tutti Raskolnikov senza soffrire)...
Poi fate vobis, io me ne fotto e continuo a scrivere.
"Se i profeti irrompessero per le porte della notte incidendo ferite di parole nei campi della consuetudine, se i profeti irrompessero per le porte della notte e cercassero un orecchio come patria, orecchio degli uomini, ostruito d'ortica, sapresti tu ascoltare?"
Nelly Sachs- Le stelle si oscurano
"Dalla polvere la tua parola risuonerà come un bisbiglio"
Isaia, 29,4
De profundis:
Ascolterete la mia voce
parole
e le mie grida sprofondate
da rivelare come un rosario:
Ogni mio osso alla torba
ho relegato in tremebondi slanci.
Nulla di questo mi è rimasto
se non la fretta di una mente offuscata
Con cieca rabbia ho sradicato
le mie carni.
mi sono infranto sulle rocce
di una realtà senza parole d'amore.
Nulla di questo devo dire,
ha garantito un po' di pace al mio cuore.
Perché per anni ti ho cercato, mio Signore:
Che voce ha avuto la mia preghiera?
Portava urla alle tue orecchie di certo,
E s'irrideva dello spazio,
dove si svelano gli inganni della sera
Che voce ha avuto?
E' stata stanca ed emaciata io credo
Come la guardia abbandonata all'aurora
come ogni uomo emaciata
simile al vecchio dalla mente ingombra
Accompagnato da passati errori,
egli fa oro di ogni gesto
di ogni silenzio fa stupore
ma così tanto, così ardentemente
da rivelare senza tregua il momento,
la verità dietro lo sguardo
la compressione di un'istante:
la meraviglia di esistere.
Caravaggio - San Francesco in meditazione
Laudate Dominum:
Posso sentire i sussulti del cuore
Il mio respiro che sale, flette l'aria
Che posto hanno le mie azioni
dentro il corpo?
che posto ho io?
ed il mio amore?
Ogni mia fibra è piangente e occupa spazio,
ogni mia fibra è leggera
Anche i pensieri in questo sforzo
sembrano tessersi in pesanti nodi
Finchè ogni cosa segue i sensi
e si abbandona
Che meraviglia insudiciarsi
nella pesante concretezza umana!
Solo così si può Cercare:
pieni di buchi e soppressati
come un bisbiglio
Come un bambino:
Sono tranquillo e disteso,
stasera,
nella mia testa come linfa
un centinaio di realtà fasulle
Il mio vigore è ormai spezzato
gli occhi ciechi
ogni tensione di ricerca
è superiore alle mie stesse forze
Eppure io sono tranquillo e disteso,
stasera,
nella mia testa come linfa
un centinaio di realtà fasulle
"Oh, datemi qualcuno che mi ascolti! Ecco qui la mia firma!
L'Onnipotente mi risponda; il mio rivale scriva il suo documento!
Io me lo caricherei sulle spalle e me lo cingerei come un diadema;
gli renderei conto di tutti i miei passi e come un principe mi presenterei a lui"
Noticcuiola introduttiva: Sebbene il tono di questo blog sia prevalentemente negativo, voglio precisare che esso non rispecchia assolutamente la mia persona né il mio abituale modo di essere, e costuituisce per lo più una parentesi di sfogo e risoluzione catartica dei numerosi problemi che, dietro ad una prorompente ( speriamo) necessità di vita e conoscenza, si agitano indomiti impedendomi un'esistenza serena e soddisfacente. Vi dico questo nella speranza che il cammino di ascesi interiore che ho deciso di intraprendere nel corso di queste vacanze estive ( che, per inciso, spiega anche le citazioni in calce a questa nota) possa finalmente portare ad una risoluzione dei miei conflitti inconsci, determiando in me una poetica diversa, meno urlante e straziata, e per introdurre l'annuncio che, probabilmente, questo sarà l'ultimo post veramente "melancolico" che leggerete.
Non rimpiango nulla, comunque. Sono pienamente convinto della funzione intrinsecamente rivelatrice del dolore umano, che prima di tutto va accettato ed elaborato per poter sublimare la propria energia psichica verso piani di coscienza più alti e produttivi. Non a caso, in ogni processo di sublimazione esoterica ( dall'alchimia allo yoga), la coscienza iniziatica deve sempre compiere un viaggio nell'abisso delle pulsioni primigenie prima di potersi innalzare verso la luce ( come l'albedo che sorge dalla putrefatio)...
Precisato brevemente ciò, spero apprezziate quest'ultimo prodotto e che possiate capire le mie motivazioni.
Grazie per non avermi mai abbandonato....
" Aspiravo a te fin dal primo risveglio delle mia cosienza di vermiciattolo i miei sogni ti appartenevano tutti quand'ero crisalide spesso miriadi della mia specie perdono la vita contro una debole scintilla che tu hai emanato. Ancora un'ora e la mia povera vita se ne sarà andata: Ma il mio ultimo sforzo come il mio primo desiderio non avrà altro intento che di accostarmi alla tua gloria: allora, dopo aver ottenuto di captare un tuo raggio, morirò contenta. Poiché per una volta avrò contemplato nel suo splendore perfetto la sorgente della bellezza, il calore della vita"
C.G. Jung, La falena al sole, V. p. 88
"Questa via vi conduce alla meta
ma tu, giovine, devi vivere da uomo.
Ascolta il nostro insegnamento:
sii saldo, paziente, taciturno"
W.A. Mozart, Il flauto magico
Nulla, forse mai nulla potrà confortare questo vertiginoso senso di vuoto che fin dalla nascita pare abbracciarmi e perseguiarmi. Nulla e nessuno, perché nessuno di coloro che mi circondano sembra aver davvero provato un dolore tanto viscerale come il mio.
Vedere il proprio corpo e non riuscire ad indirizzarne il fine, sforzarsi di pensare che ogni cosa migliorerà senza però ottenere alcun risultato concreto...avete idea di cosa voglia dire? Perché è facile di parlare di potere della mente e di forza di volontà quando sì è abituati a relativi e continui successi, ma quando l'abitudine è il fallimento? Non parlo di fallimenti intrinsecamente voluti eh, parlo di sfortune che prescindono dalla volontà del singolo, quelle che perseguitano gli apparentemente eterni mediocri come me, che intralciano sempre qualcuno con il loro fare goffo e disattento, che sono nati meno abili ma vengono linciati come demoni da improvvisati e ben poco qualificati esperti di psicanalisi. Esperti che, tra l'altro, non sembrano avera mai provato l'incontenibili angoscia dell'essere continuamente lasciati indietro...
Fanculo cazzo. Vi odio tutti.
Vi odio perché non capite che l'unico motivo per cui la vostra forza di volontà riesce è perché i vostri mezzi fisici sono come minimo trenta volte superiori ai nostri. Vi odio perché vi permettete di giudicare quando nessuno di voi conosce gli sforzi che ogni dannatissimo giorno noi nevrotici del cazzo dobbiamo fare per smettere di essere dei pesi, delle palle al piede, per diventare forti e non sentirci più messi da parte. Vi odio eppure sono ancora qua, nel mezzo. Completamente e conforevolmente intorpidito, saturo di rabbia sincera contro un corpo che non accenna a migliorare a discapito degli incessanti sforzi della mia anima tormentata.
Ma in fondo è sempre stato così. Per quanto ci provassi sono sempre finito in secondo piano, in seconda fila. Sempre.
Nascondendo le lacrime e stringendo i denti.
Ma sempre.
Sempre, nella speranza che qualcuno potesse guardare con amore la mia essenza, e dirmi finalmente che cosa diavolo sono...
<<Noi siamo stranieri davanti a Te, e pellegrini come i nostri padri>> Davide, Primo libro delle cronache, cap. 15, v. 29
Sono circa quattro anni che non riesco a scrivere con continuità.
Quattro anni. Un periodo infinito.
E mi è così chiaro oggi, nell'umido esofago di questo squallido autobus, in questo veicolo di di anime splendide, alacremente innaffiato di amarezza. Così lampante in quest' asfalto che sfugge , che rivela il divario fra il mio esistere e la Poesia.
E' come se i versi stagnassero feroci nell'animo, per rivelarsi all'assenza dei miei timori in prolusione. Come se le ventate di angoscia che mi assalgono rivelassero la verità della mia intensa inettitudine...
La Poesia è la preda mortale della mia essenza travagliata.
Una preda viziosa, che si palesa solamente all'immagine ostile del mondo, all'incisione truculenta di questa franca infondatezza al successo.
Eppure c'è soltanto Lei, solo Poesia...
Come se poggiassi su di un unico frammento di pianetammentre il resto capitola in ammassi di fanghiglia malata.
Come se scoppiassi in note ogni persona che il mio sguardo afferra.
Come se nuotassi in cavità siderali, avvinto e fragoroso, decomposto in un barlume di quanti.
Come se scavassi nel gorgo, nel vuoto, e ritrovassi le mie mani emaciate. Come se mi scoprissi finalmente libero dal dovere di guarire...
Dal dovere di essere Fabio.
Come se fossi me. Per una volta.
Soltanto me...
Aprimi le palpebre:
Aprimi le palpebre e osserva
di là del sangue e della carne
una voragine di ingorda cecità
Quando vivemmo quel giorno severo
alla ricerca dello spazio morente
quando alla notte divorammo la giustizia
per vomitarla sulla faccia di Dio
Salvador Dalì - Cristo
"That’s me in the corner that’s me in the spotlight, I’m losing my religion trying to keep up with you"
"Dopo un po', rinfrancati dalla visione del mondo esterno, si sentirono stanchi e vollero addormentarsi l'uno accanto all'altra. Non colsero la loro presenza reciproca, eppure questo era ancora un sentimento - già molto piccolo e dileguantesi nel buio - come verso tutti e quattro gli spazi del cielo" R. Musil - Il compimento dell'amore; Congiungimenti
I. Nevicata Estiva
Ora la
neve ci seppellirà.
In
quest'estate profanata
Si
inonderà di una ferita aperta
Così
incrociata di violenza
Farà
del cielo solo viscere e sole
Quante
parole mi han veduto
In
questi anni?
Con che
ubriachezza mi concludo?
E la
bellezza delle felci
mi
sconvolge
Questa mia anima pesante
coglie
parole di mortale infiorescenza.
Che
cosa posso cercare?
Perché
la neve ci seppellirà ,
Amore
mio,
Sebbene
neve non sprofondi da tempo,
Sebbene
gli anni seguiranno
Senza
distinguersi dai miei turbamenti
E non
avrò che una cordiale libertà
E sarò
solo senza voce e cieco
Quando
la neve ci seppellirà...
II. Sciogliersi
Cos'hai
veduto di novembre Amore mio?
Hai
assaporato il suo colore di spettri?
Questa
nascosta libertà della violenza
La
crudeltà dei rami secchi e ridenti
Cos'hai
veduto amore mio?
Io non
ho visto che l'odore delle foglie
Niente
di più che bianche spiagge d’Inverno
le rive smorte dalla spuma gelata
come una madre sulla salma del fanciullo
Che
come loro sono affranto Silvia mia
Che sei
più bella delle sponde del cielo
Che la
tua forza dirompente
Mi
spaventa
E le
tue mani mi feriscono la pelle
E avrei
per te tutto il pensiero Amore mio
Potessi
cogliere novembre nelle
ossa
Potessi avere la mia anima che è spoglia
e cancellare
questa neve che mi squaglia
III. Vapore
Ora la
neve irromperà
da
questa stanza.
In
queste mura dai riverberi atroci
Seppellirà
la concretezza della carne
E sarà
bello come noi,
come la
cosa più importante e feroce
ti
sentirò perché non ho che queste armi
e la
tua voglia di bagnarmi di te.
IV. Ciò che resta...
Ti amo.
Così
veemente ti amo
Che
sento solo di toccarti nel pianto.
Così
grondante ti amo,
Che sei
lo spasmo nella pianta
La morte che ammiro
Ogni
ragione dei miei tendini
Ogni molecola del mio respiro
"Nelle notte poi, si era svegliata come ad uno scampanellio. Ebbe la netta sensazione che nevicasse. Guardò verso la finestra; la neve formava nell'aria quasi un muro soffice e pesante. In punta di piedi, scalza si diresse alla finestra. Tutto avvenne in una rapida sequenza, aveva l'oscura impressione di posare per terra i suoi piedi nudi come un animale. Poi si mise a fissare stupidamente l'intreccio serrato dei fiocchi. Fece tutto ciò nell'identico stato d'animo con cui ci si sveglia di soprassalto nel sonno, nel breve spazio di una coscienza che emerge come una piccola isola disabitata. Le parve di essere molto lontana da sé. E d'improvviso ricordò, ricordò il tono che aveva accompagnato le parole: qui saremo sepolti dalla neve"
Ibidem
[Apro questo post con una breve premessa: i pochi di voi che mi seguono avranno certamente notato la mia assenza abbastanza prolungata dal web, e spero non me ne abbiano a male. Purtroppo gli esami ed altri vari impegni mi vedono abbastanza occupato e ben poco disposto a proiettarmi in quell'atteggiamento mentale che mi è necessario per poter commentare decentemente i vostri splendidi lavori, ed è principalmente per questo che in questo periodo risulto così assente. Mi rivolgo a voi, in particolare: a Zio Scriba, lettore/ scrittore a me carissimo e persona a dir poco squisita; a The Mist, rara perla di sincerità in questo atomo di accecante ipocrisia; a Kyra, che sembra avermi adottato illegalmente onorando il mio blog con il suo intuito penetrante; a Lilith, compagna di scuola e vera speranza del mondo; e a Martina, nuova conoscenza che non ha però mancato di disturbarsi a commentare quei pochi articoli che ho faticosamente partorito. Mi rivolgo a voi che credete in me, e vi ringrazio. Vi ringrazio e spero di potervi seguire ancora, di avervi ancora accanto in questo mio percorso di crescita discontinuo e squilibrato, perché è solo grazie a voi che sono ancora qui a tentare, e solo grazie a voi che esisto. Un abbraccio d'amore. ]
" Come si volgerà Agathe, come sorriderà alla riva? Leggiadramente. Come ogni perfezione...Eppure ogni bellezza perfetta - un animale, un quadro, una donna - non è che l'ultimo pezzo di un cerchio: una curva è perfetta, lo si vede, ma si vorrebbe conoscere il cerchio...allo stesso modo si può ammirare un bel cavallo maremmano, perché in esso si rifletto come in uno specchio tutta la pensante bellezza dei campi e della via rurale. Ma se dietro non c'è niente? Niente di più che dietro i raggi del sole che danzano sulle pietre? Se questo infinito di acqua e di cielo è inesorabilmente aperto?"
Robert Musil - L'uomo senza qualità
Ama ciò che credi:
Ogni bellezza perfetta infranta qui,
presso la riva dei miei sfinimenti
Ogni passione calcolata e persa
Ogni tensione riallacciata
Come un rosario di viscere
Ridotto a tale congestione
Incautamente mi declino in passi
E ad ogni passo io lo so:
Che sempre più nel profondo
Sempre più intensamente
In me si intreccia il panorama del Mondo.
E affondo i piedi nella sabbia stellata
E fendo l'aria con le braccia aperte
Paul Cézanne - Il dolore ( La Maddalena)
L'Uomo di Musil:
I raggi
del sole hanno pretese sciocche,
Stuprano
il grano con violenza immane
Pongono
veli cristallini
Sulla rurale
esistenza dei campi
Placano
acide visioni
Con armonie
di sarcasmi
Mostrano
i doni degl’uomini
Fra costipati
timori alla vita
E sono
solo nel mio cercarmi.
Alieno
d’ogni elegia
Perduto
al colmo del tempo
Ho dieci
dita e qualche sputo
Su questa
calda terrazza.
Dieci dita
è ciò che sono,
che
cosa cogliere soltanto
da
questo cielo senza marmi?
Da
questo spazio enciclopedico e vuoto
Che puoi
vedere cieco uomo
Soltanto
sensi violentati
Da grandinate
di parole
Frantumazioni
d’entropia
E mute
scorze di dubbi
In quest’oceano
senza strade tu li vedi
Inesorabilmente
aperto
Anche i
miei occhi sono aperti
Amico mio
E la
mia stupida testa
Sono
aperti! E la mia vita ch’è nient’altro
Che un
delegarmi di paura
Ingorda
e cruda freddura
Di una
Novella logica
E la
premessa di una tomba inconclusa
Ascolto Abbinato:
Ludwig Van Beethoven - Sonata per Pianoforte n° 8," Patetica"
Ho un piercing, tre orecchini e tre tatuaggi in incubazione. Ne vado fiero, dannatamente.
Non perché mi piaccia pavoneggiarmi eh, sia chiaro, né tanto meno perché ritenga sia una cosa particolarmente anti- conformista; tutt'altro semmai.
Io ne vado fiero perché questi buchi, queste cicatrici luminose e metalliche, riflettono ed incorniciano la realtà dell'epoca che mi ha... ci ha generati. Un'epoca ferita, appunto, allucinata e ribelle non in quanto rivelatrice di nuovi valori, ma come figlia di ben due secoli di estenuanti ribellioni viscerali.
Daniel Pennac rende molto bene questo concetto, quando definisce questa nostro presente come un'età miseramente "disincarnata", suggerendoci così innumerevoli significati ed indefinite possibilità d'interpretazione.
Perché disincarnata? Forse perché priva del suo antico retaggio ideologico, perché snaturata e spolpata viva della sua consistenza apparentemente universale. Tutti noi, dopotutto, siamo la somma complessiva di un precedente secolo di furore edipico e cannibale che, sull'esempio del buon Freud, ha esaurito le sue energie nell' evirare e nello spodestare i suoi vecchi padri, per cancellarne lo stampo genetico da qualunque speculazione futura. Una tensione squisitamente parricida, sulla via della quale abbiamo perdute la fisionomia stessa delle idee, la vera forma di una qualunque possibile svolta filosofica.
In poche parole, abbiamo perso consistenza. Siamo frammenti, poco più che rovine su cui, parafrasando Elliot, possiamo soltanto puntellare il nostro esile sforzo di esistere.
Pascoli non scrive per poemi, scrive per frammenti. Un corpus amaro di impressioni divergenti e per nulla univoche; parole murate da atomi maligni ed opachi, circondate da livelli elettrici desolanti e insalubri.
Ungaretti scrive per frammenti. I cocci aguzzi di Montale sono frammenti che riflettono il sole, un sole accidioso tra l'altro, che non dà vita, né calore, né ristoro.
Paul Delavux - Lo specchio
La nostra epoca è disincarnata perché il dominio delle macchine ci ha condannati ad una senescenza veloce e muta, alla completa anoressia dei valori.
I nostri corpi sono obesi, ma i nostri spiriti mostrano al mondo la nostra ossatura violenta, il nostro endoscheletro istintivo di iniquità, stupri, dominanze aleatorie e tendenze omicide.
E' di quest'epoca che siamo figli, ci piaccia o no.
Ed i tatuaggi, i piercing o i dilatatori estremi non sono altro che l'espressione più franca e rudimentale di questo disagio che lacera ( letteralmente) la comodità delle nostre case, che rovina le nostre viscere già crudelmente infiammate dalle schifezze dei fast-food e dalle bevande iper-glicemiche. Ma proprio per questo ne vado fiero, cazzotroia.
Fiero della mia aberrante deformazione intrinseca, fiero di questa mia inconsapevole auto-mutilazione del'essere. Come mille altri ragazzi, sono fiero di non essere altro che un misero lineamento sul trasognato volto del Tempo, ignorante, tremendamente disattento, bombardato dai mass-media ( e le bombe, si sa, lasciano ferite profonde...bucano...), annullato nella mia identità.
Con questi anfibi scritti col bianchetto, le maglie tremende ed i jeans strappati con le forbici.
Con il fumetto di Lanterna Verde vicino allo Zibaldone, il Vangelo vicino ai videogiochi, un cd di Rachmaninov vicino ai fottutissimi Slipknot...
Io sono fiero di essere tutto questo. Un'interminabile alternarsi di austero vuoto.
Che lo si neghi o no, che lo si accetti o si rifiuti, io sono una molecola di questo tutto sgangherato, ed anche tu, che per la strada mi guardi storto, sei una parte completa di questa mia eterna frustrazione.
" Il numero di tizi con barba di tre giorni a quella cena di quarantenni! Strana epoca, però, la meno movimentata che ci sia, assicuratori, avvocati d'affari, banchieri, esperti di comunicazione, informatici, operatori di borsa, tutti stipendiati da un mondo virtuale, tutti sovrappeso, sedentari da sfondare il pavimento, il cervello zeppo di gergo aziendale, ma tutti con facce da avventurieri, reduci da chissà quale spedizione, appena tornati dal Ténéré o scesi dall'Annapurna, come minimo. Il perizoma svolge lo stesso ruolo per la giovane signora N.: più virtuosa, ci metterei la mano sul fuoco, della compianta Zia Noémie. In sostanza, la moda per antifrasi. Quanto ai figli, questi piccoli tatuati, questi piccoli portatori di piercing, sono, nel senso letterale del termine, segnati da quest'epoca disincarnata"